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Massimiliano Maria Kolbe. Catechista della coscienza cristiana

Recensioni librarie13 Agosto 2019
Testo dell'audio

Un’intervista “immaginaria” può essere molto realistica se, come fa padre Luigi Francesco Ruffato con san Massimiliano Maria Kolbe, l’intervistato risponde non attraverso un impossibile dialogo diretto, bensì tramite i propri numerosi scritti.

Un’intervista “immaginaria” può essere molto realistica se, come fa padre Luigi Francesco Ruffato con san Massimiliano Maria Kolbe – nel libro intitolato Massimiliano Maria Kolbe. Catechista della coscienza cristiana (EMP, 2007, 12€) –, l’intervistato risponde non attraverso un impossibile dialogo diretto, bensì tramite i propri numerosi scritti. E quindi ecco che, mentre il Santo polacco risponde a precise questioni sui temi della catechesi, il volume segue l’intera vita del Fondatore della Milizia dell’Immacolata, trasformandosi in una biografia del tutto particolare, che si avvale delle autentiche parole del frate conventuale, tratte da una lunga serie di suoi scritti peraltro segnalati con estrema precisione dall’autore, religioso dello stesso Ordine, cioè il ramo francescano conventuale.

A complemento sono poste due rilevanti testimonianze di confratelli del Santo ancora in vita e che possiedono ricordi vivi e precisi di lui: Jeremiasz Dolgiewicz e Angelo Michalski. Padre Ruffato li ha incontrati nel complesso di Niepokalanow, la città di Maria Immacolata fondata da Kolbe (nel periodo bellico di rifugio a tanti perseguitati, ebrei e stranieri, motivo primario dell’arresto e della successiva morte del piccolo grande Frate). Niepokalanow si trova a circa sessanta chilometri da Varsavia e costituisce un primario polo editoriale per la pubblicazione di studi e testimonianze, oltre ad essere un attivissimo centro di formazione religiosa e di catechesi.

Proprio su quest’ultimo aspetto si sviluppa il discorso di Ruffato, che pone domande precise a Kolbe il quale risponde attraverso i suoi scritti. Spesso con parole che sembrano profetiche, come alla domanda sul limite estremo dell’amore. San Massimiliano Kolbe risponde senza esitazione:

«È la madre di Gesù il segreto per avere successo nell’amore gratuito, come dice il Vangelo di Giovanni: “Non c’è migliore amico di colui che dà la vita per l’amico”. Il martirio è un dono, non un merito. Il martire è testimone che Dio è sempre tra di noi. Ci richiama la gioia di essere cristiani».

Quest’immensa gioia, che smentisce l’assenza di Dio anche in posti come Auschwitz, san Massimiliano l’ha provata con un’iniezione di acido fenico nel bunker della sofferenza dopo aver volontariamente sostituito un padre di famiglia condannato alla morte: era il 14 agosto 1941, vigilia della sua amatissima festa dell’Assunzione.

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Questo testo di Gianandrea de Antonellis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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