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Elogio della Messa Tridentina e del latino lingua della Chiesa

Recensioni librarie02 Aprile 2019
Testo dell'audio

«Nel periodo dell’esecuzione delle riforme desiderate dal Concilio Ecumenico Vaticano II, due grandi tesori della vita ecclesiale sono stati gravemente trascurati e hanno perfino rischiato di essere perduti. Questi due tesori sono intimamente connessi l’uno con l’altro. Il primo è la forma classica del Rito Romano, in uso dal tempo di San Gregorio Magno e il secondo è la lingua latina con cui il Rito si esprimeva e attraverso cui la Chiesa, lungo i secoli, trasmetteva, in una linea ininterrotta, la sua dottrina e la sua disciplina».

Sono parole del cardinal Raymond Leo Burke, che evidenzia il danno derivato alla Chiesa dalle riforme imposte dallo “spirito del Concilio”.

È stato spesso ripetuto che scegliere un rito o l’altro fosse indifferente o addirittura che il rito antico allontanasse i fedeli, senza rendersi conto che la Sacra Liturgia (come aveva scritto lo stesso documento conciliare Sacrosanctum Concilium, n. 10) essendo «la fonte e il culmine» di tutta la vita della Chiesa, non poteva non avere effetti gravissimi in ogni aspetto della vita ecclesiale.

La banalizzazione del rito ha portato come necessaria conseguenza la banalizzazione della Fede. Don Roberto Spataro, nel suo appassionato Elogio della Messa Tridentina e del latino lingua della Chiesa (Fede&Cultura, Verona, 2015, p. 96, € 10), sottolinea i tre fondamentali motivi per riprendere la celebrazione in rito tradizionale.

Innanzitutto, un motivo dottrinario: «la Messa Vetus Ordo è un summarium degli insegnamenti e dei comandamenti di Nostro Signore» (p. 29); poi, un motivo spirituale, essendo «una scuola di evangelizzazione perché dispone i missionari in uscita ad affrontare e misurarsi con quel mondo che dai tempi del Prologo di San Giovanni, non a caso proclamato a conclusione di ogni Messa tridentina, rifiuta la luce, rimane nelle tenebre dell’errore e della violenza, e combatte il Vangelo, non metaforicamente ma crudelmente» (pp. 34-35); infine, per un motivo pastorale, perché la Chiesa “in uscita”, di cui tanto si parla, deve offrire non soltanto simpatia, pietà, ascolto e solidarietà, ma soprattutto la Grazia divina.

L’autore dimostra come anche per una Chiesa “moderna” e “al passo con i tempi” il ritorno alla Messa tradizionale sia uno strumento indispensabile.

 

Questo testo di Gianandrea de Antonellis è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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