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La denuncia del Cardinale Zen: si uccide la Chiesa in Cina

Pensieri e Voce08 Gennaio 2020
Testo dell'audio

La drammatica situazione internazionale in Medio Oriente farà sì che probabilmente il drammatico appello del cardinale Joseph Zen cada nel vuoto, almeno sui mass media generalisti e sugli organi di informazione allineati al regime attuale, ma non si può non rilanciare quello che scrive il coraggioso porporato cinese. Zen ha inviato nei mesi scorsi una lettera personale a tutti i cardinali; e non avendo avuto – evidentemente – una risposta, positiva o meno, ha deciso di renderla pubblica in questi giorni.

“Mi scusi del disturbo che questa mia Le causerà. È che, in coscienza, credo il problema che presento non riguarda solo la Chiesa in Cina, ma tutta la Chiesa, e noi cardinali abbiamo la grave responsabilità di aiutare il Santo Padre nel guidare la Chiesa”. Così comincia il messaggio del porporato, che critica soprattutto gli orientamenti pastorali emanati dal Vaticano, e che incoraggerebbero nelle parole di Zen, i fedeli in Cina a entrare in una Chiesa scismatica indipendente dal Papa ed agli ordini del Partito comunista.

Ora, a conferma di quanto scriveva mesi fa nella sua lettera il cardinale, vediamo che dal 1° febbraio prossimo andrà in vigore in Cina un regolamento per le associazioni religiose . In pratica sono regole che decidono dell’organizzazione, delle funzioni, delle cariche, della supervisione, dei piani di lavoro e dell’amministrazione economica delle comunità e dei gruppi a livello nazionale e locale. Ogni aspetto della vita delle comunità religiose – dagli insegnamenti, ai raduni, ai progetti annuali e quotidiani – sarà sottomesso ad approvazione del dipartimento per gli affari religiosi del governo. E il regolamento esige che il personale religioso sostenga, promuova e attui fra tutti i membri delle loro comunità una sottomissione totale al Partito comunista cinese. Infatti si afferma che “le organizzazioni religiose devono aderire alla leadership del Partito comunista cinese, osservare la costituzione, le leggi, i regolamenti, gli ordinamenti e le politiche, aderire al principio di indipendenza e di auto-governo, aderire alle direttive sulle religioni in Cina, attuare i valori del socialismo…”. E ancora:  “Le organizzazioni religiose devono diffondere i principi e le politiche del Partito comunista cinese, educando il personale religioso e i cittadini religiosi a sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenendo il sistema socialista, aderendo e seguendo il sentiero del socialismo con caratteristiche cinesi…”.

Il cardinale Zen dice di aver presentato al Pontefice i suoi dubbi sull’accordo Cina-Vaticano il 10 luglio, e scrive: “Mi promise di interessarsene, ma fino ad oggi non ho sentito niente ancora”. Il porporato cinese nella sua lettera, e nei suoi commenti, avanza forti critiche nei confronti del Segretario di Stato, il card. Parolin, e lo accusa, fra l’altro, di manipolare il pensiero di Benedetto XVI. “Mi fa ribrezzo anche che sovente dichiarino che ciò che stanno facendo è in continuità con il pensiero del papa precedente, mentre l’opposto è vero. Ho fondamento per credere (e spero un giorno di poter dimostrare con documenti di archivio) che l’accordo firmato è lo stesso che Papa Benedetto aveva, a suo tempo, rifiutato di firmare”. E conclude, rivolto ai confratelli: “Cara Eminenza, possiamo assistere passivamente a questa uccisione della Chiesa in Cina da parte di chi dovrebbe proteggerla e difenderla dai nemici? Supplicando in ginocchio, vostro fratello, card. Joseph Zen”.

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