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Benedetto e Ruini indicano l’afasia della Chiesa di oggi

Pensieri e Voce17 Aprile 2019
Testo dell'audio

Due cose importanti sono accadute in questi giorni, e vorremmo dedicare ad esse una breve riflessione. La più recente è il discorso del cardinale Camillo Ruini alla presentazione del libro di Eugenia Roccella su Eluana Englaro. Il porporato ha detto: “Da qualche anno si è allentata la collaborazione tra i cattolici che operano in politica e il “mondo cattolico” nel suo complesso, e diciamo pure la Chiesa e la sua Gerarchia. C’è chi vede in questo uno sviluppo positivo, perché verrebbero valorizzate l’autonomia e la responsabilità propria dei laici.

In realtà, però, i politici cattolici vengono a trovarsi isolati e privi del loro retroterra, mentre il mondo cattolico e la stessa Gerarchia rischiano di abdicare a quello che è un loro preciso dovere, prima che un diritto, di rinunciare cioè a testimoniare con forza e chiarezza la verità umana e cristiana in materia di etica pubblica. Il risultato, purtroppo, è l’irrilevanza, che ha comportato la fine di quella che era chiamata “l’eccezione italiana”, rispetto all’Europa occidentale, sui temi della vita e della famiglia”. Come vediamo, a parte alcuni rari casi, la gerarchia non sostiene più i laici impegnati in questi campi; un appeasement nei confronti della cultura dominante. Sempre meno umana, e sempre meno cristiana.

Il secondo elemento di riflessione – che sembra diverso, ma in realtà coincide con questo – riguarda il piccolo saggio di Benedetto XVI sugli abusi. Un saggio preparato per il summit sugli abusi – inconcludente – di fine febbraio; che è stato dato al Segretario di Stato Parolin e al Pontefice; che hanno deciso di non farne partecipi i vescovi che hanno partecipato al summit. Perché? Questa è la domanda a cui non c’è risposta ufficiale, e probabilmente non ci sarà mai; anche se appare singolare che il contributo di un protagonista, papa emerito, teologo e studioso raffinato, sia stato cassato, quando avrebbe potuto ben costituire un contributo di grande peso a un summit che, come abbiamo visto, è stato giudicato in maniera deludente persino dai media che normalmente appoggiano il regime vigente nella Santa Sede.

La mia spiegazione è la seguente. Quello che ha dato- o che avrebbe potuto dare, se il testo fosse stato distribuito durante il vertice, molto fastidio, sono la logica e la razionalità di un documento che indicava responsabilità precise e i processi che hanno favorito gli abusi; e fra questi anche il clima di clique omosessuali nei seminari. Un documento razionale, tanto più lucido in quanto avrebbe sottolineato in maniera imbarazzante il vuoto delle argomentazioni evocate in maniera sporadica e generica dal Pontefice nel corso di questi mesi sugli abusi: clericalismo, natura umana, potere, e via genericizzando. Fino alla totale cancellazione di quella parola: omosessualità che peraltro emerge con sconcertante, imbarazzante pervicacia dalle caratteristiche delle vittime, dalla tipologia degli abusi e dalle cifre.

Dall’intervento di Ruini, e dalle polemiche sul saggio d Benedetto emerge un elemento molto chiaro: l’afasia, il silenzio e l’apatia della gestione attuale della Chiesa non solo nel campo degli abusi, nascosti sotto il termine di comodo pedofilia, ma sulla battaglia culturale ingaggiata dai Padroni del Mondo contro i valori umani e cristiani.

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