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La Vergine Guerriera

Cultura Cattolica13 Luglio 2018
Testo dell'audio

«Bella Amazzone invitta, Alta eroina /, Gloria del Paradiso, Onore del mondo /, Sopra bianco destrier, Scicli s’inchina, perché in sua difesa /, Di nemico infedele a scorno ed onta /, Con spada in man dal ciel Ti vide scesa». Con queste evocative parole si apre l’Inno di Ringraziamento, che ogni anno gli abitanti della città di Scicli rivolgono a Santa Maria delle Milizie.

La Sicilia – da sempre, come le sue bellezze, terra senza confini, luogo di approdo e conquista – visse pienamente dal IX al XII secolo il dramma dell’islam. Il 31 marzo del 1091 un esercito saraceno di 60.000 uomini proveniente dall’Egitto Fatimida, sbarcò sulle vicine coste di Donnalucata.

Per due secoli infatti la Sicilia subì la dominazione araba. Ad attenderlo su quelle coste, vi fu però il nobile e Gran Conte normanno Ruggero d’Altavilla. Egli era riuscito da appena un mese a sconfiggere, dopo una campagna militare durata tre decenni, l’ultimo avamposto arabo nella battaglia di Noto del febbraio 1091 ed a conquistare così definitivamente l’isola. Ruggero deve dunque confermare la liberazione della Sicilia dal giogo arabo, legandola definitivamente all’Occidente cristiano.

Gli abitanti di Scicli si rivolgono così alla Vergine Maria, invocata nel luogo come Signora della Pietà, ben consapevoli della gravità dell’evento e dell’inferiorità della propria difesa. Ecco allora il miracolo e l’intervento della Madonna dei Milici di Scicli.

Riportano le fonti storiche che in quella notte di fine marzo, nella collina nella Piana dei Milici, in un momento cruciale della battaglia sfavorevole ai cristiani, una fitta e densa nebbia avvolse inspiegabilmente le schiere dei saraceni che, spaventati e resi come ciechi da quel fenomeno naturale, si trucidarono tra di loro, consegnando la vittoria all’esercito normanno e sciclitano.

La storia mostra velatamente ciò che la tradizione ci insegna e la fede ci spinge a credere: la Vergine Maria, quella notte, portando con sé una spada ed in braccio il Bambino Gesù, scese dal cielo su un cavallo bianco, avvolta dalle nubi bianche come bianca fu quella nebbia, che sancì la vittoria dell’esercito di Ruggero.

Ancora oggi, a pochi decenni dalla ricorrenza millenaria di quell’evento, tutto il popolo sciclitano ricorda quel miracolo e quella vittoria sull’esercito di Allah. La rievocazione storica di quell’evento, secondo un canovaccio ormai secolare, vede tutto il paese come ricostruito scenicamente con i luoghi della battaglia. Si fronteggiano i due schieramenti – i normanni ed i saraceni –, composti da abitanti del luogo improvvisati attori e vestiti con costumi dell’epoca, i quali, accompagnati da luci, fuochi e suoni, alternano dialoghi e scontri simulati.

La climax conclusiva della ricostruzione storica è appunto l’entrata sulla scena della Madonna a cavallo, che sbaragliando e sconfiggendo l’esercito nemico, viene lodata da tutti i partecipanti al grido di «Viva Maria!».

Alla spettacolarità popolare della battaglia segue poi il momento sacro della processione della stessa statua equestre mariana con il pellegrinaggio al vicino santuario di Donnalucata. Qui infatti, proprio sul luogo dell’apparizione della Madonna e della battaglia, fu costruita, appena due anni dopo quello scontro, una chiesa dedicata appunto alla Madonna delle Milizie.

Ancora oggi è raccomandabile rivolgersi a Maria Santissima con le parole, che la tradizione sciclitana conserva: «E Tu o Maria, nostra allegrezza in terra / Dona a Scicli la pace e la concordia / Difendila da fame, peste e guerra /,Abbi sempre di noi misericordia».

 

Questo testo di Emanuele Rossi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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