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Se Dio diventa relativista. La dichiarazione di Abu Dhabi un anno dopo

La trave e la pagliuzza05 Febbraio 2020
Testo dell'audio

Un anno fa, il 4 febbraio 2019, papa Francesco e il grande imam di Al-Azhar firmavano la Dichiarazione di Abu Dhabi, testo che Vatican News, agenzia di stampa del Vaticano, definisce in questi giorni “un forte invito a riscoprirsi fratelli per promuovere insieme la giustizia e la pace” e “una pietra miliare non solo nei rapporti tra cristianesimo e islam”.

Purtroppo, a mio giudizio (e non solo mio) si è trattato di una pietra miliare in senso negativo, perché ha introdotto un concetto che, semplicemente, non può essere cristiano né tanto meno cattolico.

Come ha scritto autorevolmente il professor Josef Seifert, uno dei maggiori filosofi cattolici contemporanei, firmando una dichiarazione nella quale si sostiene che Dio vuole una pluralità religiosa, il papa ha sfidato sia la fede sia la ragione e ha fatto di Dio un relativista.

Certo, alcune verità su Dio e sulla legge morale naturale sono conosciute dai pagani e sono presenti anche nelle religioni non cristiane, ma sostenere, come si legge nella dichiarazione, che “il pluralismo e la diversità delle religioni sono voluti da Dio nella sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani” è qualcosa di inaccettabile per un battezzato.


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Come può Dio aver voluto religioni che negano la divinità di Cristo? Non va questo contro la logica oltre che contro la fede? Davvero Dio può volere che le creature umane sostengano idee e fedi contraddittorie rispetto a Gesù Cristo e a Dio stesso?

Come può Dio – che ha mandato i suoi discepoli a predicare e a battezzare il mondo intero – aver voluto qualsiasi eresia cristiana, per non parlare delle religioni che negano Gesù? E Gesù non ha forse detto che solo chi crederà in Lui sarà salvato, mentre chi non lo farà sarà perduto (Gv 3,1 8)?

E se Dio davvero avesse voluto la pluralità delle religioni, perché mai Gesù ci avrebbe chiesto di predicare il Vangelo a tutte le nazioni raccomandando di battezzare nel suo nome per la salvezza dell’anima?


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Come può essere vero che Dio “nella sua saggezza” ha voluto fin dalla creazione che molti uomini non credessero nell’unico Redentore?

Giustamente Seifert dice che nessuna acrobazia mentale può sostenere che l’affermazione presente nel documento di Abu Dhabi non contenga alcuna eresia. Anzi: quella proposizione appare come la sintesi di tutte le eresie, perché afferma che è volontà divina che una grande maggioranza dell’umanità possa sposare ogni tipo di credo religioso falso e non cristiano.

Attribuendo a Dio la volontà che ci siano religioni che contraddicono la sua divina rivelazione – invece di attribuirgli la volontà che tutte le nazioni dovranno credere nell’unico vero Dio e nel suo figlio e redentore – Dio viene trasformato in un relativista: o non sa che esiste una sola verità oppure non gli importa che gli uomini credano alla verità o alla falsità.


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Il professor Seifert (e noi facciamo proprie le sue parole) chiede che ogni cattolico preghi perché il papa si converta e rigetti quell’orribile frase firmata da lui e dal grande imam. Invece vediamo che non solo non ci sono stati ripensamenti, ma, un anno dopo, il testo è esaltato dalla stampa vaticana come “un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà”.

Non solo. Sempre dalla stampa vaticana abbiamo appreso che esiste un apposito “Comitato superiore per l’attuazione del documento sulla fraternità umana” e che nell’ultima riunione del comitato un rabbino di Washington ha definito la dichiarazione di Abu Dhabi come un testo “in armonia con tutte le religioni del mondo”. “

Mi spiace per il rabbino, ma quel testo non è in armonia con tutte le religioni del mondo. Perché non è in armonia con la religione cattolica.

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