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Il Duomo di Spira

Cultura Cattolica19 Giugno 2018
Testo dell'audio

Durante il suo viaggio apostolico in Germania, il 4 maggio 1987, san Giovanni Paolo II tenne un’omelia nel Duomo di Spira – in tedesco Mariendom o Kaiserdom zu Speyer – la cui costruzione risale al 1030, ad opera dell’imperatore Corrado II; consacrata nel 1061, era destinata alla tomba di famiglia dei Salii e fu ristrutturata intorno al 1080 da Enrico IV. «Da allora – disse il Papa – questo impressionante capolavoro dell’architettura medioevale accompagnerà la storia di Spira, della Germania e dell’Europa.

Negli oltre 900 anni della sua esistenza, ha vissuto le grandi epoche di una comune cultura nei campi della fede, della scienza e dell’arte. Ma ha anche attraversato epoche di guerre interminabili con le loro distruzioni, epoche di lacerazioni. Questo Duomo è quindi testimone della grandezza dell’Europa cristiana e al contempo testimone di quella decadenza, di cui si era resa essa stessa colpevole. Il ricco patrimonio umano e spirituale che racchiude in sé, lo annuncia ancora come messaggio ammonitore, oggi e domani.

Solo se riconosceremo l’imperituro valore della nostra storia cristiana realmente grande e la utilizzeremo per i nostri compiti, sarà possibile offrire al mondo, come Europa spiritualmente unita, un messaggio di liberazione capace di rendere il futuro una meta ambita dagli uomini e dai popoli e di aiutarli a configurare un futuro degno dell’uomo ed a sostenere le loro prove».

 

Lo splendido interno del Duomo

Il primo grandioso impianto del Duomo – che è lungo 134 metri e largo 37 metri – presentava tre navi su pilastri, tetto, transetto sporgente, abside fiancheggiata da due torri e fronte su portico. La trasformazione di fine secolo, che segna il momento in cui la cultura dell’impero aderisce ai principi e ai metodi sorti nell’Occidente europeo, comprende la ricostruzione del transetto e dell’abside e soprattutto il rinnovamento della partitura della grande nave per rendere possibile l’innesto della copertura a volta.

Dell’edificio di Corrado restarono inalterate le navate laterali con le volte a crociera, l’anticoro con volta a botte, la cripta a sale suddivisa da massicci pilastri in tre campate. La navata, che era composta da 12 arcate singole su pilastri, inserite sopra semicolonne addossate ed alte fino ad includere le finestre, fu rifatta nelle intelaiature con l’aggiunta di un risalto – pilastro di rinforzo di sezione rettangolare – ogni due pilastri, ricavando così un sistema alternato di sostegni principali e secondari.

Qui si manifesta la tendenza del romanico tedesco a dare maggiore importanza alle fronti esterne mediante la collocazione di grandi volumi di fabbrica contrapposti – navi, torri, tiburio, massiccio occidentale, transetto –, cui si aggiungono elementi di provenienza lombarda – partiture su lesene, arcate, archetti pensili, gallerie, loggiati.

L’abside si innalza, alta e slanciata, su uno zoccolo rastremato da modanature digradanti e modellato da nicchie piatte formate da semicolonne addossate con capitelli cubici, congiunte da archi a tutto tondo. La parte superiore presenta una galleria con colonnine che dà origine ad una fascia orizzontale profondamente chiaroscurata e che continua, sopraelevata, attraverso i bracci del transetto, fin sulle fiancate della navata longitudinale.

 

Il “Westwerk”

Esternamente, la Cattedrale è caratterizzata dal cosiddetto westwerk, un edificio a piani con due torri laterali, che si trova a occidente della facciata. All’interno del westwerk vi è una cripta, un vestibolo al piano superiore e una stanza al piano della chiesa che si affaccia sulla navata centrale e da cui è possibile seguire le diverse funzioni religiose.

Nella cripta della Cattedrale si trovano le tombe di 8 imperatori e regnanti del Sacro Romano Impero ed alcune delle loro consorti, della dinastia di Corrado II il Salico e morti tra il 1039 e il 1308. Nella porta di bronzo del Duomo sono rappresentate figure di Santi d’Europa: Ugo di Cluny, Bruno di Colonia, Norberto di Xanten, Bernardo di Chiaravalle.

 

Questo testo di Massimo Onda è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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