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Bebè à la carte: quando l’infertilità diventa un’industria?

Diario di bioetica29 Ottobre 2019
Testo dell'audio

Immaginatevi una enorme Fiera, nella quale gli stand non sono allestiti con vestiti da sposa o libri, ma con tutto il necessario per ottenere il “prodotto-figlio”: è la fiera del bebè inaugurata dall’organizzazione “Men Having Babies” che vanta già la quarta edizione. Nientemeno che una kermesse dell’affitto dell’utero che consente di entrare in contatto con cliniche e agenzie specializzate, fornendo tutte le informazioni utili sia a chi vuole un figlio sia a chi vuole offrirsi come madre surrogata, con un giro di denaro davvero esorbitante.

Oltre agli aspetti scientifici ed etici, comunemente trattati quando si considera l’ambito della fecondazione artificiale, bisogna tenere conto anche di quelli economici che tramutano il desiderio di un figlio – peraltro non sempre legittimo – in una vera e propria “industria”.

In questa puntata, passeremo in rassegna le due metodiche maggiormente redditizie: crioconservazione degli ovociti e maternità surrogata, per mostrare che dietro al paravento emotivista con il quale solitamente nel dibattito vengono presentate queste pratiche si cela un male morale alimentato e aggravato da notevoli interessi economici.

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