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Le storie di santa Chiara da Montefalco e del vescovo D’Amiel in una cappella affrescata e in due polittici trecenteschi

Arte e Cultura27 Gennaio 2020
Testo dell'audio

Due polittici restaurati di recente ed esposti per breve tempo presso i Musei Vaticani, raccontano la bellissima vicenda di santa Chiara da Montefalco e del vescovo Jean d’Amiel, che mai si incontrarono ma che indissolubilmente sono legati dall’arte.

La vicenda di santa Chiara da Montefalco si intreccia profondamente alla devozione popolare a alla storia della Chiesa, collegandosi alla figura del vescovo Jean d’Amiel, attivo nel periodo della cosiddetta “Cattività Avignonese”, cioè al tempo in cui la sede pontificia era stata trasferita in Francia, ad Avignone (1309-1377). Pur non essendosi mai incontrati, la santa e il vescovo lasciarono all’umanità una cappella che fecero erigere e decorare nel santo nome della Croce.

Oggi il restauro e lo studio storico-artistico di due polittici su tavola conservati in Vaticano, ha permesso di scoprire importanti novità sulla committenza e sulla vicenda di devozione religiosa che la pittura racconta. Una recente esposizione di queste due opere, all’interno della Pinacoteca Vaticana, curata da Adele Breda, ha offerto al pubblico la possibilità di conoscere più da vicino gli eventi e le figure storiche coinvolte.

La vita contemplativa: santa Chiara della Croce

Chiara di Damiano (1268-1308) nacque a Montefalco, nei pressi di Perugia. Fu protagonista fin dall’infanzia di un profondo cammino di fede che la portò, giovanetta, ad entrare nel reclusorio fondato dalla sorella maggiore Giovanna con l’aiuto della famiglia. In quel luogo di pace e isolamento, le due fanciulle si ritiravano a pregare, vivendo in ossequio al recente esempio di san Francesco d’Assisi. La completa dedizione della giovane Chiara a Dio e ad una vita consacrata interamente all’ascesi, fu talvolta considerata con incredulità e sospetto dai suoi contemporanei, poiché la Regola francescana ancora non era del tutto riconosciuta all’epoca. Per tale motivo, qualche tempo dopo le due sorelle vestirono l’abito agostiniano –  nel corso del processo di istituzionalizzazione della loro comunità religiosa, trasferitasi intanto nel monastero di Santa Croce e Santa Caterina d’Alessandria – perseverando nella promulgazione del messaggio evangelico. L’intensa vita spirituale di Chiara, le sue riconosciute capacità taumaturgiche, oltre alla superba oratoria, considerata quasi profetica, la fecero diventare, pur nel suo isolamento, una preziosa consigliera sia per il popolo, per i più semplici, sia per i dotti uomini di chiesa, nobili e cardinali. La sua profonda conoscenza della Croce, così come ci viene tramandata dagli atti del processo di canonizzazione, aprì il cuore della giovane Chiara alla comprensione delle Sacre Scritture. Agli inizi del XIV secolo, la religiosa promosse la costruzione di un oratorio dedicato alla Santa Croce, in cui visse in isolamento e dove, alla sua morte nel 1308, fu posto il suo sepolcro.

Proprio questo luogo, edificato grazie alla fede e alla volontà incrollabile di Chiara, fu l’anello di congiunzione che unì, nell’incessante avanzare della Storia, la vicenda della giovane di Montefalco a quella del vescovo Jean D’Amiel, figura di spicco nella curia pontificia, circa trent’anni dopo la morte della santa.


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La vita attiva: Jean D’Amiel

D’Amiel (1296/7 – 1371) fu protagonista del panorama politico e religioso perché strettamente legato alla sede avignonese. Uomo colto, conoscitore e amante delle arti, egli risiedeva frequentemente a Montefalco, commissionando numerose opere agli artisti del luogo. Il piccolo comune umbro in quel periodo era una delle sedi della Curia vacante, che tra il Lazio e la Toscana si trasferiva di continuo. Il vescovo, nominato dal papa Rettore del Ducato di Spoleto, si adoperò con costanza nella complicata gestione economica e politica dei comuni umbri, mantenendo gli equilibri diplomatici e la pace quando possibile.

Battagliero d’animo e dedito al ruolo assegnatogli dalla Chiesa, D’Amiel, a seguito di contrasti con alcuni personaggi influenti locali, fu richiamato ad Avignone e posto sotto inchiesta da papa Giovanni XXII (1316-1334). Una volta riabilitato completamente, viaggiò attraverso l’Italia fino alla Sicilia e in seguito, nel 1333, come premio per i suoi preziosi servigi, ottenne dal pontefice la carica di Chierico di Camera. Nel medesimo anno fece dipingere sulle pareti dell’oratorio già fatto edificare da Chiara di Damiano, circa trent’anni prima, le storie della giovane agostiniana, in cui per tre volte fece inserire il proprio ritratto, a motivo di profondo e sentito legame con Montefalco e con Chiara stessa.

L’edificante storia di Chiara di Damiano era stata portata alla sua attenzione grazie al vicario del vescovo di Spoleto, Béranger Donadieu de Saint-Affrique, che ne fu il principale biografo e il primo promotore del processo di canonizzazione.


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In uno dei ritratti negli affreschi di Santa Croce, il vescovo D’Amiel mostra la tonsura e il giogo sulle spalle, simbolo degli oneri gravosi sopportati in vita e dell’impegno con cui portava avanti il proprio compito ecclesiastico, così come Chiara il proprio messaggio di fede. In un altro ritratto è raffigurato con lo scudo crociato, chiaro rimando al suo coinvolgimento in quella che sarebbe stata la crociata del pontefice Clemente VI (1342- 1352), poi non realizzata. Nominato vescovo di Trento nel 1348, morì infine a Spoleto nel 1771, quasi a suggello del suo sempre vivo rapporto con l’Umbria.

I due polittici in Vaticano

I due polittici, conservati oggi in Vaticano, collegano le vicende di queste due personalità della fede, intrecciandone la vita eremitica e vocata alla regola del monastero di Chiara, con la vita più pratica di D’Amiel, fatta di giurisdizione, economia e politica, ma anche di dedizione al bello e all’arte, omaggio a Dio e veicolo di messaggi religiosi.

Per il dossale istoriato, che arricchiva insieme agli affreschi la cappella di santa Croce, posto in origine sull’altare e poi venduto dal monastero al Vaticano nel 1927, sono stati identificati due pittori, indicati come “Primo e Secondo Maestro della Beata Chiara da Montefalco”. Ai lati della Crocefissione centrale, corrono le storie dei martiri Biagio e Caterina d’Alessandria, tratte dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze e narrate con uno stile favolistico, estremamente comunicativo e suggestivo per la preghiera dei fedeli.


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La committenza di Jean D’Amiel a Montefalco interessò anche l’arredo della chiesa dedicata a san Francesco, dove fu collocato per suo volere un grande polittico, documentato in Vaticano dal 1867, con le “Storie della Passione” attribuito al Maestro di Fossa. Il prezioso dono del vescovo si è rivelato tale proprio in occasione del restauro attuale, che ha reso possibile l’interpretazione di una iscrizione con la data (maggio 1336) e il nome del committente, ivi raffigurato.

Lo stile del polittico, un bilanciato miscuglio di influenze differenti, testimonia l’incontro tra la cultura figurativa locale, umbra, e un identificabile accento francese, come si può notare in particolare nella scena dell’Orazione nell’orto. L’accuratezza di ogni figura, la definizione dei singoli dettagli, in alcuni punti quasi miniaturistica, e l’attenzione rivolta ai volti ritratti, trovano ordine nella regia unica del Maestro di Fossa che seppe dirigere con armonia un gruppo di artisti di tradizioni diverse.

La tardiva canonizzazione della giovane di Montefalco, concessa infine nel 1881per volontà di papa Leone XIII (1878-1903), giunse a coronamento della venerazione popolare, da sempre sentita nei luoghi in cui Chiara aveva vissuto: le sue reliquie nei secoli furono adorate, quali emblemi incorruttibili di una vita condotta nella completa purezza e santità. Oggi, a Montefalco, la chiesa intitolata alla santa conserva le sue spoglie intatte all’interno di un’urna di argento ed è ancora meta di devozione e luogo eletto di preghiera.

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Questo testo di Michela Gianfranceschi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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