< Torna alla categoria

La riscoperta delle feste di Pisa medievale

Arte e Cultura01 Luglio 2019
Testo dell'audio

A Pisa, come in quasi tutte le città italiane, è viva l’usanza di riscoprire le feste e le tradizioni locali medievali, che vengono ripresentate ricreandone l’atmosfera, i costumi e i giochi.

Anche a Pisa, come in ogni altra parte d’Italia, e specie dell’Italia centrale, è sempre più viva l’ottima usanza di riscoprire le feste e le tradizioni locali medievali, che vengono ripresentate ricreandone l’atmosfera, i costumi e i giochi.

La festa di san Ranieri

Ogni anno, il 16 giugno, secondo un’antica tradizione pisana, si festeggia la vigilia della festività di san Ranieri, Patrono della città, nato a Pisa nel 1128, che si dedicò ad una vita di penitenza dopo una giovinezza mondana.

San Ranieri si recò due volte in pellegrinaggio a Gerusalemme per poi ritirarsi nel monastero di San Vito a Pisa. Il Patrono era una persona intrisa di misticismo e santità, ma tuttavia uomo, riuscendo ad essere parte integrante del suo tempo e della sua città. Prova evidente ne è l’immediata diffusione della venerazione, fin dal ritorno dalla Terrasanta.

La festa riesce a dar vita a uno spettacolo particolarmente suggestivo, in quanto dall’imbrunire i lungarni si accendono di una moltitudine di fiammelle (dette lampanini, dal vernacolo pisano) che, con l’arrivo dell’oscurità, disegnano i contorni degli edifici della città.

Palazzi, ponti, chiese e campanili compongono così, tra il tremolio delle fiamme e i bagliori dei riverberi sulla superficie del fiume, un caleidoscopio di piccole luci. Le radici di questo spettacolo sono da ricercarsi nelle processioni dei lumi organizzate in onore alla Vergine Maria alla quale i pisani, devotissimi, avevano edificato chiese in tutto il Mediterraneo, tra cui naturalmente il Duomo di Piazza dei Miracoli.

Durante la collocazione della salma del Patrono nella cappella del Duomo, la reliquia fu celebrata dai cittadini illuminando strade e facciate: all’usanza dell’illuminazione, venne dato il nome di “Luminara” verso la fine dell’Ottocento.

La tradizione fu salvata nel corso della storia dall’iniziativa di un circolo giovanile cattolico che, nel 1886, cercò di portare avanti gli allestimenti nonostante gli scarsi contributi finanziari, grazie anche al sostegno della comunità.

La fatica e gli sforzi per rinverdire i fasti delle passate edizioni non andarono sprecati dal momento che ancora oggi si ricordano delle storiche Luminare, come quella straordinaria del settembre 1989 in occasione della visita a Pisa di papa Giovanni Paolo II.

Il Gioco del Ponte

La tradizionale Luminara si lega al Gioco del Ponte, che rappresenta una delle migliori espressioni del folclore italiano, vantando origini antichissime. Ci sono testimonianze di questo fantastico torneo fin dall’anno 1000.

Nato come addestramento per i soldati, per lungo tempo è consistito in uno scontro tra i due quartieri disposti sulle sponde dell’Arno, l’obiettivo era quello di “espugnare” il Ponte di Mezzo. Annata di variopinti bastoni che impugnati in modo diverso potevano servire da scudo e da mazza (i “tardoni” che ancora oggi fanno parte del corredo folcloristico), una folla scatenata si muoveva alla conquista della riva opposta. Il gioco venne sospeso diverse volte per la sua carica violenta; esemplificativa in proposito fu la celebre affermazione, nel 1807, della Regina d’Etruria, Maria Luisa, che trovandosi presente alla manifestazione sembra abbia esclamato: “Per gioco è troppo, per guerra è poco”.

Oggi il gioco ha perso l’aspetto più cruento e consiste in una specie di tiro alla fune. L’atmosfera, però, è rimasta quella di un tempo, con un tifo scatenato che colora ancor più quelle magiche notti sull’Arno.

******

Questo testo di Roberta Mochi è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

Da Facebook