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I “Fratelli fiorentini”. Storie e tradizioni

Arte e Cultura12 Agosto 2019
Testo dell'audio

Dal fondatore della Misericordia san Piero Martire al patrono san Tobia, dalla cappa nera alla buffa, dai panellini benedetti alla zana, ecco i Santi patroni, abiti, ruoli, simboli e tradizioni dei Confratelli fiorentini.

Santi patroni. Se il fondatore della Misericordia fu san Piero Martire, domenicano, il primo patrono fu san Tobia, una figura dell’Antico Testamento che si distinse in opere di carità in favore dei compatrioti israeliti, durante il regno del re Sennacherib; solo più tardi la Misericordia accolse anche la protezione di san Sebastiano, il soldato martire protettore degli appestati. Nella sede di Firenze si trova un san Sebastiano, opera del Confratello Benedetto da Maiano.

La cappa. Era di colore rosso e i fratelli mettevano al collo anche un medaglione con le lettere FM (Fraternitas Misericordiae); poi, dopo il Concilio di Trento, con la Controriforma venne in uso la veste nera a significare la penitenza estrema ossia la morte. Fino agli anni Settanta i servizi venivano effettuati con la caratteristica cappa nera e, cinta al fianco, la corona del Rosario. Oggi vengono effettuati con la cappa nera solo i servizi per i defunti.

La buffa è il caratteristico cappuccio nero, che serve a nascondere il volto, perché nessuno sappia chi ringraziare del bene ricevuto. Oltre a livellare i gradi sociali, il cappuccio è un simbolo carico di significati, perché intende ricordare a chi fa servizio di non farlo per essere visto dagli uomini, ma a gloria di Dio.

Bestemmiatori di Dio e sodomiti. Riguardo a bestemmiatori, sodomiti, usurai, giocatori d’azzardo e pubblici concubini i Capitoli, già nel 1430, stabilirono l’espulsione dalla Confraternita: «Ancora vogliamo e ordiniamo che nessuno usuraio, soddomito o bestemmiatore di Dio e dei Sancti o pubblici giuchatori a giucho proibito secondo gli ordini del chomune di Firenze o pubblici concubinarji  possa essere di nostri frategli. Et se alchuno de sopradetti frategli di poi che è entrato nella fraternita commettesse alcuno de sopradetti vizij sia amonito dai capitani tre volte e se non si emendassi sia raso dalla nostra compagnia».

Panellino benedetto. Ogni anno la Misericordia distribuisce migliaia e migliaia di panellini benedetti non solo ai Confratelli, ma a chiunque ne faccia richiesta. Quest’offerta è un pensiero d’amore per quanti siano poveri o soffrano, è un voler ricordare a tutti l’importanza delle opere di Misericordia e dell’amore per il prossimo. Prendere il pane benedetto il giorno della festività del patrono san Sebastiano ha anche un significato simbolico: prendere un tesoro dalle mani di coloro che, diuturnamente, distribuiscono tesori d’amore.

I Capi di Guardia. I Capi di Guardia sono 72 e costituiscono la continuazione storica dei Capitani dell’antica Compagnia di Santa Maria. Essi vengono scelti dal Corpo Generale ovvero dalla loro Assemblea e sono 14 nobili, 30 prelati e sacerdoti e 28 Artisti detti anche «grembiuli» ovvero professionisti e artigiani. Dodici Capi di Guardia – come il numero degli apostoli – diventano membri del Magistrato, a sua volta controllato dal Collegio dei Conservatori, che è composto da Otto Capi di Guardia oltre all’Arcivescovo, che fa parte di diritto di tutti gli organi collegiali della Misericordia.

Gli aggregati. Per gli aggregati non esiste il numerus clausus: sono tutti gli iscritti all’istituzione, che pagano la loro quota annua e si impegnano a fare i servizi di carità. A seconda delle loro mansioni, anche gli aggregati vengono distinti in varie categorie. I giornanti attivi: hanno l’obbligo di effettuare un’ora di servizio, scelta a loro piacere, in un giorno qualsiasi della settimana. Gli stracciafoglio non hanno obblighi fissi, né giorno determinato, ma potranno per «meriti di servizio», dopo un anno, passare giornanti. Si chiamano stracciafoglio, perché, a conferma del servizio eseguito, stracciavano il foglio sul quale erano scritte le generalità della persona soccorsa. I buonavoglia, infine, sono coloro che non hanno nessun incarico in Compagnia.

Aceto e fiele. Fin dai primi anni della fondazione i feriti e gl’infermi venivano condotti all’ospedale con la zana, l’antica cesta dei facchini dell’Arte della Lana (come rappresentato da un affresco di Annigoni sulla facciata della chiesa della Misericordia di Firenze), poi con la portantina a barella o a sbarra, con il carro a lettiga e, quindi, con le autoambulanze (la prima entrò in servizio in Firenze nel 1911). I servizi vengono comandati da un Capo di Guardia e sono diretti dal giornante più anziano; in genere, l’equipaggio di un’autoambulanza è composto, oltre che dall’autista, da quattro Fratelli, tra cui uno stracciafoglio. Per il servizio i Fratelli non possono accettare nulla dall’assistito o dai suoi familiari e, anzi, rispondono a chi vorrebbe offrire un “rinfresco”: «Grazie! Aceto e fiele», dati da bere a Gesù sulla Croce.

La Civetta. Quando muore un Capo di Guardia viene messo la mattina presto davanti alla porta, dove resterà fino a mezzogiorno, un piccolo catafalco detto civetta, probabilmente perché richiama l’attenzione della gente già quando comincia ad albeggiare. Il catafalco è ornato da una coltre di velluto turchino con le frange d’oro e con l’effigie ricamata della Madonna della Misericordia.

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Questo testo di Pucci Cipriani è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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