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Condizioni per l’acquisto delle indulgenze

Catechesi18 Gennaio 2021
Testo dell'audio

Le condizioni generali che si richiedono per acquistare le indulgenze, sia plenarie che parziali, sono: lo stato di grazia, l’intenzione e l’osservanza di tutte le opere ingiunte nel modo e nel tempo prescritto. E’ evidente che si richieda lo stato di grazia, chi è in peccato mortale è nemico di Dio, è meritevole dell’inferno, quindi indegno dei doni divini. Di più, come si potrebbe parlare a suo favore di remissione di pena temporale, quando ha addosso una condanna di pena eterna?

Quando poi per l’acquisto di una data indulgenza è prescritta la Confessione e la Comunione, la Chiesa permette di fare la Confessione tra gli otto giorni che precedono o seguono quello stabilito per l’indulgenza, e di ricevere la santa Comunione o alla vigilia del detto giorno o fra l’ottava; fermo sempre restando l’obbligo di osservare tutte le altre prescrizioni nel modo e nel tempo stabilito. Chi è solito confessarsi almeno due volte al mese o fare la Comunione quotidiana, sebbene se ne astenga una o due volte la settimana, può lucrare le indulgenze anche senza l’attuale confessione, eccettuate quelle indulgenze concesse sotto forma di giubileo sia ordinario che straordinario. Se si è tenuti ad un’opera, questa non giova per l’indulgenza senza concessione speciale; ma se fu imposta in confessione ed è indulgenziata, giova anche per l’indulgenza. Lo stato di grazia si richiede almeno al termine delle opere prescritte (C. J. C., cc. 925-932).

L’intenzione per l’acquisto delle indulgenze è sempre richiesta. “Mancando l’intenzione, le opere buone alle quali le indulgenze sono annesse, non avrebbero altro merito che quello che hanno in se stesse, e secondo le disposizioni con le quali sono compiute. Al fine di acquistare il maggior numero possibile di indulgenze si può formare al mattino l’intenzione di voler acquistare tutte quelle indulgenze che saranno annesse alle opere buone fatte nella giornata. In ultimo è necessaria l’osservanza di tutte le opere prescritte nel modo e nel tempo stabilito.

Se qualche condizione prescritta da chi ha concesso l’indulgenza venisse a mancare o in sé o nel modo di eseguirla, naturalmente l’indulgenza non si potrebbe lucrare. Dobbiamo aggiungere che mentre in uno stesso giorno si possono lucrare più volte le stesse indulgenze parziali ripetendo le opere ingiunte, non si può lucrare più di una volta la stessa indulgenza plenaria, anche ripetendone le condizioni volute, a meno che non sia altrimenti disposto. Nessuno può applicare ai viventi le indulgenze; ma si possono applicare alle anime del Purgatorio tutte le indulgenze concesse dal Sommo Pontefice, se non è stabilito diversamente.


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Grande favore è dunque quello delle indulgenze, e si dimostrerebbe, ingrato verso il Signore, imprevidente verso se stesso e niente affatto caritatevole verso le anime del Purgatorio, chi non ne facesse il debito pregio. E’ in nostra mano un gran mezzo per abbreviare per noi e per i nostri cari trapassati le terribili pene del Purgatorio. Moltissime sono le preghiere e i pii esercizi arricchiti di indulgenze applicabili alle anime del Purgatorio. (…)

Il fatto seguente, riportato da Giovanni Joergensen nella Vita di S. Francesco d’Assisi (Torino 1939, pagina 271), stia a dimostrare quale gratitudine nutrano le anime del Purgatorio per coloro che vollero acquistare indulgenze in loro suffragio. «Fra Giovanni Rigaud O. F. M. nel libro che si intitola: Compendium Theologiae pauperis, alla questione: Utrum indulgentiae defunctis valeant, dopo aver dimostrato essere in arbitrio del Papa poter applicare anche ai defunti le sacre Indulgenze, conferma la sua tesi con queste parole: «Io poi riferirò qui fedelmente ciò che a questo proposito mi fu raccontato nel luogo della Porziuncola, presso Assisi, nel qual luogo il beato Francesco fondò l’Ordine dei frati Minori, e santamente vi passò di questa vita. Ora è a sapere che per il medesimo luogo il beato Francesco ottenne dal Sommo Pontefice l’indulgenza plenaria di tutti i peccati a coloro che vi si fossero recati il primo giorno di agosto. Io vi andai l’anno del Signore 1301 E fu là che un frate molto intelligente e divoto, mi raccontò che in quello stesso anno due uomini di Milano erano venuti alla Porziuncola, e come ad uno di essi era morto di recente il figliuolo, che amava svisceratamente.

Or mentre costoro tornavano in patria, quegli al quale era morto il figliuolo, si fece a pregare instantemente il compagno perché si degnasse concedergli il frutto dell’Indulgenza per l’anima del figliuol suo che, a suo credere, doveva ancora trovarsi a penare tra le fiamme del Purgatorio. E quegli con grande liberalità gliela donò, con questa intenzione, che fosse applicata in suffragio dell’anima del Defunto. Ed ecco che nella medesima notte, il morto figliuolo apparve visibilmente al padre, il quale era già desto, e dopo di avergli rese vivissime grazie per l’Indulgenza ottenutagli, lo assicurò che in virtù di essa era stato Trascorso un anno. I sopraddetti uomini di Milano vennero nuovamente all’Indulgenza della Porziuncola, e con ordine esposero al Frate suddetto, tutto come le cose s’erano passate».


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