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Comunione in bocca o in mano?

Analisi e commenti08 Maggio 2020
Testo dell'audio

Cari amici

A quanto sembra il governo ci ha concesso di tornare a Messa il 18 maggio. Con molte misure precauzionali però: distanziamento sociale di almeno un metro, mascherine per tutti, termoscanner, gel igienizzanti, guanti per l’officiante che deve consegnare l’ostia consacrata nelle mani del celebrante. Queste ed altre sono le misure prese nel protocollo firmato a palazzo Chigi dalla Conferenza episcopale e dal premier Conte. Non entro nel merito delle misure sanitarie se non nella misura in cui possano toccare qualche punto che concerne direttamente la nostra vita spirituale. Mi soffermo su un punto in particolare: il modo in cui ci si accosterà alla santa comunione. Il documento dice che per distribuire la comunione «il celebrante dovrà igienizzare le mani e indossare i guanti e la mascherina, facendo attenzione a non entrare mai in contatto con le mani dei fedeli».

La comunione in mano però non è imposta, né la comunione in bocca è esclusa.

Va ricordato dunque che l’attuale rito della comunione sulla mano non è mai stato una pratica della Chiesa cattolica, e come afferma mons. Atanasio Schneider nel suo libricino Dominus Est, di cui raccomando molto la lettura, una delle principali cause della crisi religiosa attuale è proprio causata dall’uso, assolutamente dissacrante, della comunione in mano. Una autentica riforma della Chiesa dovrebbe restaurare la pratica della Comunione in bocca e in ginocchio, che ha portato abbondanti frutti spirituali per oltre un millennio.


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Io esorto chi mi ascolta a rifiutare la comunione in mano e ad esigere la comunione in bocca, anche a costo di rinunciare alla santa comunione e sostituirla con la comunione spirituale. I nostri vescovi ci hanno abituato in queste settimane a sostituire la comunione reale con quella spirituale, per motivi sanitari, che concernono la salute del corpo. Ben più gravi sono i motivi che possono spingerci a rinunciare alla comunione in mano, perché ciò che è pregiudicato, prima della salute del corpo e anche della nostra anima, è la gloria e l’onore di Dio. Io sono convinto però che chi è mosso da questo sincero spirito di riverenza e di devozione verso il sacramento dell’Eucarestia, non perderà la comunione. Riuscirà a convincere, con le sue ragioni e con la sua determinazione, il sacerdote della sua parrocchia, e se ciò non accadesse la Divina Provvidenza gli farà incontrare un sacerdote tradizionale, pronto ad amministrargli l’Eucarestia in bocca e in ginocchio. Perché evidentemente la comunione in mano è incompatibile con la liturgia tradizionale e se si cedesse su questo punto, tutto l’edificio liturgico cadrebbe. Ma Dio permette queste prove per misurare l’intensità della nostra fede e non ci farà mai mancare la grazia del momento presente.

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