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Caterina d’Alessandria. La martire che la falsa lettura femminista identificò con Ipazia

Santi: ritratti di fede18 Novembre 2020
Testo dell'audio

Di santa Caterina d’Alessandria, la cui memoria liturgica facoltativa ricorre il 25 novembre, nata probabilmente nel 287 e morta martire ad Alessandria d’Egitto nel 305 circa, si hanno scarne notizie documentarie, per tale ragione sono nate diverse tradizioni, anche popolari. Le fonti scritte sono tutte posteriori alla sua vita: la più antica è una Passione in greco del VI-VII secolo, ne segue un’altra dell’XI secolo e la Legenda Aurea, che risale al XIII.

Si trattava, per certo, di una bella giovane egiziana. La Legenda Aurea precisa che era la figlia del re Costa, il quale la lasciò orfana giovanissima, e che fu istruita fin dall’infanzia nelle arti liberali, come venivano definiti gli studi di secondo grado nel Medioevo. Caterina venne chiesta in sposa da diversi uomini di rilevante importanza, ma ebbe in sogno la visione della Madonna con il Bambino che le infilava l’anello al dito facendola sponsa Christi.

Nel 305 un imperatore romano tenne grandi festeggiamenti in proprio onore ad Alessandria. Anche se la Legenda Aurea parla di Massenzio (278 – 312), molti ritengono che si tratti di un errore di trascrizione e che l’imperatore in questione fosse invece Massimino Daia (285 ca. – 313), che proprio nel 305 fu proclamato Cesare per l’Oriente. Fu in quell’occasione che Caterina si presentò al palazzo imperiale durante i festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano riti pagani con sacrifici di animali in adorazione degli dèi, ai quali partecipavano anche molti cristiani per paura delle persecuzioni. Non solo Caterina rifiutò quegli atti, ma chiese all’Imperatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità, argomentando il suo invito con cognizione di causa, profondità filosofica e capacità oratoria, tanto che l’Imperatore, colpito sia dalla bellezza, sia dalla cultura della giovane nobile, convocò un gruppo di retori affinché la convincessero ad onorare gli dèi e la chiese addirittura in sposa. Ma i retori non riuscirono a convertirla, addirittura furono loro, grazie all’eloquenza e alla santità di Caterina, ad essere convertiti al Cristianesimo. Fu così che l’imperatore ordinò la loro condanna a morte e dopo l’ennesimo rifiuto di Caterina la condannò al supplizio della ruota dentata; ma lo strumento di tortura si ruppe e Massimino decise quindi di farla decapitare. Dal corpo invece di uscire sangue sgorgò latte, simbolo della sua purezza.

Secondo un’altra versione, il corpo di Caterina fu trasportato dagli Angeli sul monte Sinai, dove, nel VI secolo, l’imperatore Giustiniano (482-565) fondò il monastero, originariamente chiamato «della Trasfigurazione», e successivamente dedicato a lei, il celebre «Monastero di Santa Caterina d’Alessandria».


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Soltanto a partire dal IX secolo la devozione per la santa divenne molto popolare e ciò è particolarmente attestato dalle testimonianze iconografiche.

Nel periodo in cui si è sviluppato il pensiero illuministico-ateista o agnostico si sono gettate moltissime ombre sulla storicità del personaggio. La scrittrice e femminista inglese e storica dell’arte Anna Brownell Jameson (1794 – 1860) formulò l’ipotesi secondo la quale vi erano alcune caratteristiche comuni fra santa Caterina d’Alessandria e Ipazia, nata fra il 350 e il 370, la matematica e filosofa pagana uccisa anche lei ad Alessandria d’Egitto nel 415 da monaci parabolani, membri di una setta che si dedicava alla cura dei malati, in particolare degli appestati, e alla sepoltura dei morti. Ma l’ipotesi della Brownell Jameson è menzognera, tanto che manca qualsiasi fonte documentata che dimostri la sovrapposizione fra santa Caterina e Ipazia.

Con gli anni Sessanta ebbe inizio un riesame di molte figure di santi dei primi secoli della Cristianità; lo spirito positivista, infatti, penetrò nella Chiesa e lo scientismo storicista prevalse sulla tradizione della Chiesa stessa, tanto che santa Caterina d’Alessandria, insieme ad altre figure, non venne più resa degna di rientrare nel Martirologio Romano e si decise di eliminarla fra il 1962 e il 2002, senza tuttavia mai proibirne la venerazione, a motivo dell’enorme devozione a lei rivolta lungo i secoli in tutta la cattolicità. Nel 2003 santa Caterina, secondo giustizia, venne reinserita nel Martirologio fra i martiri da papa Giovanni Paolo II (1920-2005).


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