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Una nuova visione dell’amore coniugale

Catechesi15 Marzo 2019
Testo dell'audio

Esaminiamo più da vicino la proposizione secondo la quale l’atto dell’amore coniugale consiste nel «totale e reciproco dono di sé del marito e della moglie» (Familiaris consortio 32; Nuovo Catechismo n. 2370; questa tesi costituisce il fondamento del sistema intero della “Teologia del Corpo”).

La tesi è falsa: in primo luogo dal punto di vista metafisico, perché la persona umana è incomunicabile; in secondo luogo fisicamente, perché l’atto dell’amore coniugale implica essenzialmente la ricerca e il raggiungimento del piacere, senza il quale esso sarebbe di fatto impossibile; e in terzo luogo moralmente, perché l’amore di autodonazione tra gli sposi risulta escluso da due princìpi distinti.

Il primo viene espresso da san Paolo (1Cor 7, 4) colla parola: «La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie». Ciò significa che ciascun sposo, essendo arbitro del corpo dell’altro, non può solo dare ma deve anche prendere.

Il secondo principio consiste nel comandamento di amare solo Dio «con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, e con tutta la tua mente» (Lc 10, 27), e di amare il prossimo ad un grado inferiore, cioè “come te stesso”.

Si aggiunge che dove sono implicate relazioni coniugali, questo amore deve essere caratterizzato da modestia e moderazione (si veda il Catechismo Romano sull’uso del matrimonio: nel campo della sessualità la moderazione è equivalente alla castità; la modestia è una virtù complementare ad essa). Anzi, amare il prossimo con un amore totale sarebbe idolatria.

Alla luce della distinzione sopra esposta dei tre tipi di amore, l’atto dell’unione coniugale nella sua forma ideale deve essere considerato piuttosto come un atto di amore sensibile informato dall’amore razionale, che rende capace uno sposo di amare l’altro non come un oggetto ma come una persona, e inoltre informato dalla Carità, che rende capace lo sposo di amare l’altro in, e per amore di Dio.