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Purgatorio di desiderio

Catechesi27 Gennaio 2020
Testo dell'audio

Il P. Francesco Gonzaga, francescano e poi vescovo di Mantova, racconta un fatto consimile nel suo libro sull’origine della religione Serafica (Parte IV, N. VII). Fra Giovanni de Via, religioso di molte virtù, cadde malato e morì in un convento delle isole Canarie. Il suo infermiere, che si chiamava frate Ascerisio, anch’egli molto avanzato nella perfezione, stava un giorno pregando pel riposo di quell’anima, quando all’improvviso si vide comparire davanti un religioso del suo Ordine, circondato da raggi luminosi, che riempirono la cella di una dolce chiarezza; il frate fuori di sé dalla gioia non lo riconobbe in quel momento, e non osò domandargli il nome; ma essendogli riapparso una seconda e poi una terza volta, fattosi finalmente coraggio, gli chiese, in nome di Dio, chi fosse e perché venisse.

Io sono, rispose allora il defunto, l’anima di fra Giovanni de Via, e vengo a ringraziarti sinceramente per le preghiere che innalzi al Signore in mio suffragio e ad annunziarti che, grazie alla misericordia divina, io mi trovo in luogo di salvazione, fra i predestinati alla gloria; del che ti siano prova questi raggi che partono dal mio corpo. Tuttavia siccome non sono stato ancora giudicato degno di contemplare faccia a faccia il mio Dio, perché durante la mia vita dimenticai colpevolmente di recitare alcuni Uffici pei defunti, a’ quali io era tenuto in forza della regola, ti scongiuro in nome dell’amicizia che mi hai sempre portato, anzi in nome dell’amore che nutri per Gesù, di fare in modo che questi Uffici siano recitati in mia vece colla maggior sollecitudine, affinché io possa quanto prima godere la vista del mio Signore.

Fra Ascensio corse a raccontare l’accaduto al Guardiano, il quale ordinò che fossero immediatamente recitati gli Uffici. Ciò fatto, comparve di nuovo l’anima di fra Giovanni, circondata di luce assai più brillante, annunziando di essere entrata in possesso della completa felicità. S. Geltrude nelle sue rivelazioni racconta che una pia religiosa, morta nel fior dell’età e nel bacio del Signore dopo una vita passata in continua adorazione verso il SS. Sacramento, le apparve appena morta tutta sfolgorante di luce celeste, inginocchiata davanti al divino Maestro, che faceva partire dalle sue piaghe gloriose cinque raggi infiammati, che andavano a toccar dolcemente i cinque sensi della pia suora.

Ciononostante, sembrando la fronte di questa come offuscata da una nube di tristezza profonda, S. Geltrude, piena di meraviglia, domandò al Signore come mai, mentre egli favoriva la sua serva in modo tanto speciale, questa sembrava che non godesse di una gioia perfetta. – Fino ad ora, rispose Gesù, quest’anima fu giudicata degna di contemplar solamente la mia Umanità glorificata e le mie cinque piaghe in considerazione della sua devozione verso il Mistero Eucaristico, ma non può essere ammessa alla visione beatifica a cagione di alcune macchie leggerissime da lei contratte nella pratica della regola.


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E poiché la Santa intercedeva per lei, nostro Signore le fece conoscere che senza numerosi suffragi quell’anima non avrebbe potuto così presto terminar la sua pena, esigendo così la giustizia divina; il che era tanto ben compreso dalla defunta, che fece segno a Geltrude di non voler essere liberata prima di aver soddisfatto interamente al suo debito; per la qual cosa il Signore, in segno di particolare benevolenza, le stese la mano sul capo e la benedisse.

Finiremo col raccontare la storia di un’anima, che dovette lungamente aspettare il giorno in cui finisse per lei la dura prova della privazione di Dio, e la citeremo per disteso affin di far conoscere i sentimenti interni dai quali sono animate quelle infelici. Possano i loro ardori di carità riscaldare il nostro cuore di ghiaccio, che nel tempo di questo misero esilio non sa comprendere che cosa sia aver fame e sete insaziabile di Dio.

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