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Lo Spirito del Mondo: Incoerenza

Catechesi11 Febbraio 2019
Testo dell'audio

La visione del Mondo è logicamente incoerente, per due motivi.Il primo motivo è che il figlio del Mondo cerca di separare il piacere e la felicità dall’ordine oggettivo, dal Vero e dal Bene oggettivi, che costituiscono la loro unica autentica sorgente. Di conseguenza non è capace di raggiungere la vera felicità. I suoi desideri terreni, usurpando il suo desiderio esistenziale per Dio, assumono una certa infinità, tormentandolo senza tregua e senza la possibilità di soddisfazione.

Inoltre, nei momenti di lucidità, se e quando raggiunge la maturità o la vecchiaia, soffre di una coscienza inquieta, di un senso di colpa e di vergogna, di tristezza e persino di disperazione quando riflette su ciò che ha fatto da solo o con altrui e sull’influenza malsana che ha esercitato su di altri quando diceva: “Non faccio male a nessuno” nei giorni spensierati della sua giovinezza. «Sofferenza e infelicità nelle loro vie, e la via della pace non hanno conosciuta» (Sal 13,3).

L’incoerenza della visione del Mondo si manifesta in particolar modo nel campo dell’aborto. Questo peccato è una fonte profonda di sofferenza: fisica, psichica, e spirituale, anzitutto per la madre spingendola non di rado verso il suicidio ma soprattutto per l’in fante affogato, avvelenato, decapitato, o mutilato nel suo grembo. L’edonista non può giustificare l’aborto pretendendo che l’infante non senta dolore (almeno all’inizio della gravidanza) poiché è logicamente impossibile accedere al mondo interno altrui.

Il secondo motivo per cui la visione del figlio del Mondo è incoerente sta nel fatto che si basa su un errore. Esso consiste in questo che questo mondo, da cui trae il suo stesso nome, è l’unico mondo di cui si deve dunque godere come si può: «La nostra esistenza è il passare di un’ombra e non c’è ritorno alla nostra morte […] Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile […] non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera» (Sap.2.1-9). Il figlio del Mondo non riconosce che c’è un altro mondo, il mondo della vera ed eterna felicità; non comprende che il mondo presente è il luogo di preparazione per esso tramite una vita buona ed onesta; e che chi vive diversamente perderà la felicità eterna, mutandola con la sofferenza eterna.

La visione della Chiesa, invece, come l’abbiamo brevemente schizzata in questo saggio, è altra. Essa rispetta l’ordine oggettivo, sia della ragione sia della Fede: è una visione realista, profonda, e coerente. La vita viene intesa come una battaglia tra il bene e il male, come una sfida al coraggio e alla responsabilità.

Questa battaglia richiede soprattutto la pratica dell’umiltà, perché il casto è umile come il figlio del Mondo è superbo: il figlio del Mondo assolutizza i suoi desideri, si fa maestro della legge morale, e si impone sugli altri; il casto invece modera i suoi desideri, si sottomette alla legge morale, e rispetta gli altri. Chi intraprende questa battaglia con determinazione avrà la pace e la più grande felicità che sia possibile quaggiù: questa è la testimonianza di tutti i santi e di molti milioni di fedeli dall’inizio della Cristianità fino ad oggi. E chi vincerà la battaglia erediterà la beatitudine del Paradiso.

In questa visione, il modello della mascolinità è l’uomo virtuoso, come è già manifesto nella parola ‘virtù’ che deriva dal latino vir ‘uomo’. Le virtù in questione sono soprattutto il coraggio, la fortezza, la perseveranza, e la responsabilità: per sé, ma anche per la sua famiglia, se è sposato. Il modello della femminilità, invece, è la vergine e la madre.

Il modello per eccellenza di ogni persona – come anche per ogni perfezione umana – è Nostro Signore Gesù Cristo; dopo di Lui, modello più insigne è la Sua Beatissima Madre. Costei è in particolare modello eccellente della donna, riunendo in sè le sue due glorie: la verginità e la maternità.

Dunque chi vive nel peccato si converta e torni alla casa del Padre; chi ha vissuto nel peccato ma si è convertito, perseveri nel bene in ispirito di profonda compunzione; e chi ha mantenuto fino ad oggi la verginità, sappia che consacrandola a Dio con un voto o una promessa solenne per darsi completamente a Lui con cuore indiviso, condurrà una vita che è un segno dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa ancora più chiaro rispetto al Matrimonio.

Acquisterà così una bellezza spirituale più luminosa di tutte le bellezze di questo mondo “come il giglio del campo – dice san Bernardo – a cui Salomone con tutta la sua gloria non era paragonabile – il giglio del campo, col capo chino alla terra nella sua umiltà”.