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Le origini dell’ecumenismo

Catechesi05 Aprile 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Rivolgiamo uno sguardo adesso alle origini dei due tipi d’Ecumenismo.

Per conoscere l’origine dell’Ecumenismo cattolico, bisogna guardare la natura di Dio Stesso. Dio è la Somma di ogni perfezione, Che ha creato tutte le cose per la propria gloria. Esse Lo glorificano in quanto Lo imitano: in quanto riflettono in sé stesse qualche cosa delle Sue infinite perfezioni. Il modo particolare in cui l’essere razionale Lo imita è tramite la ragione: ossia tramite la sua ragione può conoscere ed amare Dio e così facendo imitarLo, in quanto Dio conosce ed ama Sé Stesso.

L’essere razionale può conoscere Dio così come è per Sé Stesso solo tramite quella conoscenza, che è la Fede. La Fede gli è dunque essenziale per imitare Dio nel modo che gli è proprio: per glorificarLo da essere razionale e per compiere così lo scopo della sua esistenza.

La Fede gli è essenziale, dunque, ma lo è non solo in sé, bensì anche per un motivo ulteriore, cioè per poter amare Dio così come è per Sé Stesso, tramite quel genere di amore che raggiunge Dio come è di per Sé Stesso, cioè la Carità. Bisogna conoscere una cosa prima di poter amarla.

Ecco dunque la ragione più profonda, per la quale occorre la Fede: ecco l’origine dell’Ecumenismo cattolico.

Quanto all’Ecumenismo non-cattolico, la sua origine può essere espressa più brevemente. Nel suo libro luminoso Il Concilio Vaticano II: Una storia mai scritta, il professor Roberto de Mattei scrive (I. 6 p.71):L’ecumenismo nacque fuori dalla Chiesa cattolica e precisamente nell’ambiente missionario protestante, dove la molteplicità delle confessioni creava forti problemi al proselitismo.

Mezzi e fini dell’Ecumenismo

L’Ecumenismo cattolico avviene tramite l’insegnamento. Un compito imprescindibile della Chiesa è di insegnare la Fede: la Chiesa è in possesso della Fede tutta intiera, che è la Verità assoluta ed immutabile e deve insegnarla agli altri per la loro salvezza. La ragione ne è che, per essere salvati, devono conoscere Dio con la Fede ed amarLo con la Carità (di per Sé Stesso e tramite il prossimo), per glorificarLo quaggiù e in Cielo e per salvare le loro anime.

L’Ecumenismo falso si esercita tramite il cosiddetto ‘Dialogo’. Questo viene inteso come una specie di relazione reciproca con l’altro, dove tutti e due stanno sullo stesso livello, dove l’uno è aperto all’altro e l’uno impara dall’altro vicendevolmente, senza provare ad imporre la sua visione della verità all’altro, in un processo di ricerca senza fine di una verità elusiva o mutabile, considerata meno importante del Dialogo stesso o dello scambio ed amore fraterno che lo costituisce.

Per valutare questo concetto di Dialogo, bisogna spiegare che la santa Chiesa cattolica ha ricevuto la Verità da Dio Stesso, che è la Verità tutta intiera. Nostro Signore Gesù Cristo, di Cui il Nome sia sempre adorato e benedetto, disse: ‘Io vi manderò lo Spirito della Verità, che vi condurrà alla Verità intera’. Questa verità è la Verità sovrannaturale, l’oggetto della Fede, la Verità assoluta e immutabile: più stabile della terra, delle stelle, della luna e del sole, perché ‘il cielo e la terra passeranno, ma -dice il Signore – le mie parole non passeranno’.

Le parole del Signore, le Verità della Fede sono immutabili e non cambieranno: neanche uno iota cambierà e nessun uomo di Chiesa ha l’autorità, né il potere di cambiare il minimo dettaglio della Fede.

Ora, la santa Chiesa Cattolica ha ricevuto il mandato del Signore di predicare questa Fede, raccontato alla fine del vangelo di san Matteo con le parole: ‘Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato’; alla fine del vangelo di san Marco, con le parole: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato’; alla fine del vangelo di san Luca, con le parole: ‘Il Cristo doveva patire e risorgere e nel Suo nome saranno predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati’.

Queste parole alla fine dei vangeli sono di fatto lo strumento per comunicare il contenuto dei vangeli all’intiera umanità: quegli avvenimenti e quelle parole dei trentatre anni di vita terrena dell’Adorabilissimo Figlio di Dio e di Maria, che hanno cambiato per sempre la faccia di questa terra e hanno determinato definitivamente il destino eterno di ogni uomo, dall’inizio dei tempi fino alla loro fine.

Questo mandato è il munus docendi, l’ufficio d’insegnare proprio di Nostro Signore Gesù Cristo Stesso. Questo Suo ufficio, assieme a quello di regere e quello di santificare, li ha tramandati alla Sua Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica e ad ogni membro del Suo Clero.

Insegnare la Fede è dunque un ufficio, un compito, un obbligo della Chiesa e del suo Clero: ‘Guai a me se non predico il vangelo’, dice san Paolo. Insegnare la Fede significa che la Chiesa, che è in possesso della Verità, la comunica a qualcuno che non ne è ancora in possesso, a qualcuno che ne è ignorante, affinché questa persona ne venga in possesso, affinché anche lui la conosca.

Non è un processo interminabile di dialogo, di discussione, di interessamento da parte della Chiesa alle opinioni false di altri, per cercare insieme una specie di amalgama del Vero e del Falso, nell’interesse di una convivenza puramente terrena, un fine puramente politico. È la comunicazione della Verità, dell’unica Verità: della Verità sovrannaturale e assoluta, la Verità che in fin dei conti è Nostro Signore Gesù Cristo Stesso, che disse: ‘Io sono la Verità’, affinché ogni uomo venga alla conoscenza di questa Verità e ogni uomo venga salvato.

Amen.