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La terra è del Signore

Catechesi26 Agosto 2019
Testo dell'audio

La terra è del Signore, dice la Scrittura; ed egli riempie il mondo con la sua presenza. Ciò che a noi impedisce di vederlo, limitati come siamo, sono le mura di questa prigione di carne, che ci circonda, ma nell’ora della morte il velo che ci nascondeva le invisibili realtà si squarcia, e l’anima si trova allora immediatamente sotto lo sguardo del Giudice. Quale istante e quale sgomento sarà mai quello!

Avrà luogo allora quel tremendo giudizio, il cui solo pensiero faceva tremare gli anacoreti nelle spelonche dei deserti. Allora l’anima con un solo sguardo abbraccerà tutti e singoli i suoi atti, con tutte le circostanze che li accompagnarono, dovendo rendere stretto conto di tutto, persino di una parola inutile, sia pure obliata. Chi potrebbe credere a tanta rigorosa esattezza, se la stessa eterna Verità non ce lo avesse avvertito? E in qual modo potrà l’anima abbracciar con un solo sguardo il complesso degli atti di tutta quanta la vita?

Essa li vedrà nella intelligenza infinita di Dio, al raggio di quel sole di verità, che tutti glieli rischiarerà e che non gliene lascierà sfuggire alcuno. Al lume di quella luce divina leggerà quel libro, dove tutto è notato, e che le sarà posto sotto lo sguardo. Liber scriptus proferetur in quo totum continetur unde mundus iudicetur. Vi riscontrerà ciascuna delle sue azioni, con tutte le circostanze da cui furono accompagnate, e ne modificarono più o meno la moralità. Il Giudice chiederà stretto conto di tutto: Redde: rationem villicationis tuae, iam enim non poteris vilicare (Luc., 16-2).

Il tempo del merito e del demerito è passato, la prova è finita, irrevocabilmente finita. – Redde rationem – Rendete conto di tutti i vostri peccati: io ero là presente quando voi li commettevate; io tutto vidi, poiché nulla mi si poteva celare i peccati contro Dio, i peccati contro il prossimo, i peccati contro voi stessi, i peccati contro i doveri del vostro stato, contro i vostri obblighi particolari… Oh! qual cumulo immenso di peccati, dal primo che commettemmo quando incominciò a rischiararsi il lume della ragione, fino all’ultimo che commetteremo forse anche sul nostro letto di morte, nel momento di comparire alla presenza del divin Giudice!

S. Agostino, nelle sue immortali Confessioni, si accusa di colpe che dice di aver commesso in tenerissima età. Tantillus puer et tantus peccator! E perché non dovrà esclamarsi col Profeta, che il numero delle nostre iniquità sorpassa di molto quello dei capelli del nostro capo? iniquitates meae multiplicatae sunt super capillos capitis mei (Ps., 37, 4) – Redde rationem. Rendete conto del bene che avreste dovuto fare e che non avete fatto. – Un sacerdote trovavasi sul letto di morte, e il suo confessore cercava invano di eccitarlo alla confidenza in Dio, parlandogli del bene che aveva fatto durante la vita, e delle anime che si era studiato di salvare.

Ahimè! – gridava il morente, con voce accorata – perché non mi parlate del bene che io avrei dovuto fare, che potevo fare, e che non ho fatto? – Sì, al tribunale di Dio, contrariamente a quel che avviene qui in terra, al reo si chiede conto anche di quel che non ha fatto di bene, e che pure avrebbe dovuto fare. Iddio porrà da un lato tutte le grazie concesse all’anima: il battesimo, l’istruzione cristiana, le confessioni, le comunioni, i buoni pensieri, gli ammonimenti, tanta facilità di compiere il bene; e porrà dall’altro lato le nostre opere, e guai allora a colui le cui opere non corrisponderanno alle grazie ricevute, poiché molto sarà domandato a chi molto fu dato.

Ci sarà chiesto conto perfino del bene che abbiamo fatto, ma che non abbiamo fatto così bene come avremmo dovuto. – Vediamo un po’ queste pretese virtù, delle quali andavate tanto superbo durante la vita. Oh! quanta lega è mescolata a quest’oro! – I farisei facevano opere buone, ma siccome agivano unicamente per piacere agli uomini e per acquistarsi fama di virtuosi, il Signore disse di loro: Receperunt mercedem suam… (Matth., 6, 2): hanno ricevuto la loro mercede.

Quanti atti virtuosi nel loro oggetto, saranno parimenti degni di disprezzo innanzi a Dio, perché compiuti in circostanze cattive, con tiepidezza o per mera abitudine, o perché fatti di contrattempo, o alla sfuggita, o accompagnati da pensieri di vana compiacenza. Eppure ancora non è detto tutto. Che sono infatti quelle voci che salgono dall’abisso?

Son le voci di coloro che furono un giorno scandalizzati; sono le grida del sangue. – Giustizia e vendetta – gridano i dannati dal fondo dell’inferno – giustizia e vendetta contro quel padre e quella madre, la cui negligenza ci ha lasciato crescere nel vizio e ci ha fatto piombare quaggiù; giustizia e vendetta contro quell’amico, che ci ha messo a parte dei suoi colpevoli piaceri e che perciò deve partecipare ai nostri supplizi; giustizia e, vendetta contro quel miserabile, i cui empi discorsi ci impedirono di convertirci e di salvarci; ah! per sua colpa siamo dannati alle pene di questo carcere perpetuo: e dovrà egli forse salire al cielo, mentre noi bruciamo quaggiù nelle fiamme eterne?

Ahimè! che risponderà allora quella povera anima a tali formidabili accuse? E non ne avrà ella abbastanza del pesante fardello delle sue colpe, perché debba caricarsi di quelle degli altri? Ecco delineato il giudizio di Dio, tal quale avverrà per ciascuno di noi; ed è questo che fece provare ai Santi angoscie estreme e praticar loro le più rigide penitenzee; le storie delle loro vite ridondano di rivelazioni sul rigore dei giudizi di Dio.

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