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La gloria dei beati in cielo

Catechesi01 Luglio 2019
Testo dell'audio

In questo articolo consideriamo la gloria dei beati sotto l’aspetto dell’immagine che li raffigura tipicamente, cioè la stella. Dopo una breve introduzione guarderemo: La gloria dei beati in cielo e I gradi di questa gloria.

 

Il senso dell’immagine della stella

Il paragone dei beati con le stelle risale ultimamente al fatto che Dio è Luce, e che Egli presta ai beati qualcosa della propria luce. Rispetto al mondo, il Signore dichiara: ‘Sono la luce del mondo’ e dice ai discepoli, in modo analogo: ‘Siete la luce del mondo’. La luce di cui parla è quella della Verità e della Bontà di cui la perfezione è la Santità. Questa luce ‘brilla nelle tenebre’ (Gv. 1) e per quello viene simbolizzata dalla stella. ‘Io sono la stella radiosa del mattino’, dice Nostro Signore Gesù Cristo (Apc. 22.16), ma anche i suoi santi, già su questa terra, vengono descritti come stelle, o associati ad esse.

 

La gloria dei santi in terra

Nell’Antico Testamento (Dan. 12.3) leggiamo: ‘Coloro che erano dotti, brilleranno come lo splendore del firmamento, e coloro che istruiscono molti alla giustizia, come le stelle per la perpetua eternità’; Similmente (Ecclesiasticus 1.6) leggiamo che brillava l’arciprete Simone, figlio di Onia: ‘Come astro mattutino in mezzo alle nubi, come la luna nei giorni in cui è piena, come sole sfolgorante sul tempio dell’ Altissimo’.

Nel libro dell’Apocalisse la stella rappresenta soprattutto la luce della Verità, ma anche la bontà, come nella parola (1.20): ‘le sette stelle sono gli angeli (delle sette chiese)’ che si riferisce ai dottori ed ai vescovi; e nella passo (12.1) sulla donna con una corona di 12 stelle che significano i 12 apostoli, che, come stelle, versavano la loro luce sulla Chiesa, cioè ai suoi inizi (simbolizzati dal capo).

Nella vita di san Domenico si legge che come giovane apparve ad una matrona nobile in una visione, con una stella radiosa sulla fronte, che irradiava il mondo intiero. Si può supporre che la stella rappresentasse insieme la luce della verità e della bontà di questo insigne santo e del suo ordine.

Nella sua Epistola ai Filippesi (2. 15) san Paolo ammonisce i fedeli alla santità, istruendogli di essere ‘figli di Dio immacolati in mezzo ad una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo…’ Se l’immagine della stella viene adoperata soprattutto in un senso morale per i santi durante la loro vita terrena, cioè per rappresentare le loro opere radiose di insegnamento e di Carità; viene adoperata in un senso piuttosto spirituale quando loro raggiungono il cielo, cioè per rappresentare la loro gloria. Nostro Signore dice (Apc.2.28): ‘A chi vincerà darò la stella mattutina’. Abbiamo già visto come è proprio Se Stesso che Egli descrive in questi termini, e di conseguenza un senso di queste parole è che ciò che il Signore darà a chi vincerà è Se Stesso.

In un altro senso, invece, un senso che si rapporta al soggetto che possiede Dio, (vide per questo punto – e per tutta questa sezione – il commentario di Cornelius a Lapide su1 Cor. 15. 41) questa ‘stella mattutina’ viene intesa come la gloria e la visione beatifica dell’eletto: viene chiamata ‘stella’ in virtù della splendore della sua luce e la chiarezza della visione; viene chiamata ‘mattutina’ sia perché è data dopo la notte di questo mondo, sia perché costituisce l’inizio della beatitudine che sarà completata alla Risurrezione del proprio corpo.

Già nell’Antico Testamento, Dio promette ad Abramo una discendenza come le stelle del cielo: ‘Guarda il cielo e numera le stelle se puoi: così sarà il tuo seme’. La parola viene intesa non solo in senso carnale degli ebrei, ma pure in senso allegorico dei credenti e dei cristiani. In questo secondo senso si intende anche la frase seguente della santa Messa di Requiem: ‘Signifer sanctus Michael repraesentat eas in lucem sanctam, quam olim Abraham promisisti et semini eius.’ Cornelius a Lapide (nel commentario a Rom. 4.18) paragona la discendenza di Abramo alle stelle in quanto sarà: ‘innumera et maxima, sublimissima et caelestis, constans, ordinatissima et aeterna, potentissima, famosissima, splendidissima et gloriosissima’.

Il fondamento teologico dello splendore dei beati in cielo è la dottrina della chiarezza (claritas) del corpo trasfigurato. Questa chiarezza significa essere privi di ogni deformità, e pieni di bellezza e splendore. L’archetipo del corpo trasfigurato è quello del Signore Stesso sul Monte Tabor (Mt.17.2): ‘E fu trasfigurato davanti a loro, ed il suo volto brillava come il sole, ed il suo vestimento fu bianco come la luce’. In termini simili viene descritto ‘Uno come il Figlio dell’uomo’: ‘… il suo volto era come il sole brilla nella sua potenza’ (Apc. 1. 13- 16).

I corpi dei beati saranno trasfigurati alla loro Risurrezione, alla fine dei tempi. Nostro Signore Gesù Cristo, servendoSi dell’immagine del sole, ci assicura (Mt.13.43): ‘I giusti brilleranno come il sole nel Regno del Padre’. Il motivo intrinseco della trasfigurazione del corpo è il traboccamento della gloria dell’anima sul corpo. Scrive san Tommaso d’Aquino (Suppl. 85.1): ‘La chiarezza dell’anima sarà recepita nel corpo in modo corporeale… in un corpo glorificato si conoscerà la gloria dell’anima, siccome per il cristallo si conosce il colore di un corpo contenuto in un vaso di cristallo’.

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