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Il Matrimonio sul piano sovrannaturale

Catechesi25 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Il Signore ha elevato questa istituzione naturale a livello sovrannaturale, dunque, a quello di sacramento: così ha assunto ‘una natura molto più nobile e volta a un fine molto più alto’. Come tale acquista tre caratteristiche ulteriori: primo, l’educazione di un popolo per il servizio e il culto del vero Dio e di Cristo nostro Salvatore; secondo, il segno dell’unione tra Cristo e la Sua Chiesa; terzo, il segno e il dono della grazia.

 

L’educazione

Questa caratteristica riguarda la prima finalità e lo scopo divino del Matrimonio. Li relaziona all’adorazione della Santissima Trinità e di nostro Signore Gesù Cristo.

Il segno dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa

Questa caratteristica riguarda la seconda finalità del Matrimonio, e viene espressa da san Paolo con le parole: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32).

E’ segno in tre sensi:

1) il legame matrimoniale è il più stretto di tutti i rapporti umani e coinvolge il più forte amore. Perciò il Signore l’ha preso come segno della Sua unione intima alla Sua Chiesa e del Suo amore immenso per noi;

2) il matrimonio sacramentale è segno di questa unione tra il Signore e la Sua Chiesa in quanto è ordinato ad essere un amore speciale, santo, e puro;

3) infine è segno perché il marito è il capo della moglie come Cristo è il Capo della Chiesa. Per questo motivo il marito deve amare la propria moglie, e la moglie deve amare e rispettare il proprio marito. San Paolo insegna: «Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25), e la Chiesa è soggetta a Cristo (Ef 5,24). Si noti però che l’autorità cristiana non è egoista, bensì coinvolge servizio e devozione secondo l’esempio del Figlio dell’Uomo che venne non per essere servito ma per servire.

Il Catechismo di Trento spiega che il marito deve trattare la propria moglie con generosità e con onore: ella è sua compagna come Eva per Adamo. E’ bene che lui provveda il necessario al sostentamento della famiglia: pertanto «deve saggiamente organizzare la famiglia, correggere i costumi di tutti i membri di essa, sorvegliare

su ciascuno perché adempia il suo compito».

La moglie, invece, deve obbedire al proprio marito, possedere «l’incorruttibilità di uno spirito quieto e mite» (1Pt 3,4), «abbia somma cura di educare i figli nell’amore della religione e sorvegliare l’andamento della casa», ed ami e stimi il proprio marito sopra ogni altro dopo Dio.

Il Segno e il Dono della Grazia

Questa caratteristica riguarda entrambe le finalità del Matrimonio. Ora, un sacramento «è una cosa sensibile, la quale per istituzione divina, ha la virtù non solo da significare, ma anche di produrre la santità e la giustizia» (Catechismo di Trento n.154). La santità e la giustizia di un qualsiasi sacramento, che si chiamano anche ‘le grazie sacramentali’, vengono conferite al soggetto umano per compiere i fini per cui il sacramento in questione è stato istituito.

Il sacramento del Matrimonio significa e produce la grazia in quanto contratto, cioè in quanto reciproco consenso. La produce per aiutare gli sposi a compiere i fini del Matrimonio, ossia procreare ed educare i figli e garantire l’assistenza reciproca dei coniugi. Circa la seconda finalità Il Concilio di Trento dichiara: «Mediante la Sua Passione, Cristo, l’Autore e il Perfezionatore dei venerabili Sacramenti, meritò per noi la grazia che perfeziona l’unione naturale tra gli sposi, conferma la loro unione indissolubile, e li santifica» (s. 11).

Queste grazie saranno applicate se gli sposi sapranno ben invocarle e – possiamo aggiungere – se vivono da buoni cristiani, frequentando la santa Messa devotamente e pregando con assiduità.

Il Catechismo di Trento conclude la sua esposizione del Matrimonio con le parole seguenti: «Così troveranno che le benedizioni del matrimonio cresceranno quotidianamente, con l’abbondanza della grazia divina; e vivendo nella ricerca della pietà, non solo passeranno questa vita in pace e tranquillità, ma anche si riposeranno nella vera e ferma speranza, che non confonde, di arrivare tramite la bontà Divina al possesso di quella vita che è eterna» (n.296).