< Torna alla categoria

Espiazione

Catechesi28 Dicembre 2018
Testo dell'audio

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.

Proseguiamo la nostra breve serie di meditazioni sulla Santa Messa.

La Santa Messa essendo il Santo Sacrificio del Calvario, ha quattro finalità: quella di lode, quella di ringraziamento, quella di espiazione e quella di supplica.

La Santa Messa è espiatoria nel senso che è un Sacrificio di espiazione, propiziazione, riparazione per i peccati degli uomini, rimette la loro colpa e le loro pene, placa l’ira divina (cfr Sofonia 1,15-16) contro di loro. Gli uomini che ne profittano, ossia che ne traggono benefici, sono sia vivi quanto defunti: i vivi che hanno peccato e i morti in Purgatorio.

Quale esempio della Preghiera per i vivi prendiamo il Confiteor:

«Confiteor Deo Omnipotenti, beatae Mariae semper Virgini, beato Michaeli Archangelo, beato Ioanni Baptistae, sanctis Apostolis Petro et Paulo, omnibus Sanctis et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo et opere, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, beatum Michaelem Archangelum, beatum Ioannem Baptistam, sanctos Apostolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos et vos, fratres, orare pro me ad Dominum Deum nostrum.»

Questa Preghiera, come ben sappiamo, viene pronunziata prima dal
celebrante e poi dai fedeli. Nel Rito anteriore alla forma del 1962 viene sempre ripetuta da tutti e due (celebrante e fedeli) anche prima della Comunione.

La confessione (confiteor) viene fatta non solo a Dio ma anche a tutti i Santi affinché – nelle parole di Dom Guéranger – “quelli ai quali mi confesso chiedano perdono per me e con me: la Beatissima Vergine Maria, San Michele Arcangelo, custode delle anime nostre specialmente in punto di morte, il precursore del Signore San Giovanni Battista, i Principi degli Apostoli Santi Pietro e Paolo e tutti i Santi. Essi sono la mia difesa nella partecipazione dei meriti attraverso la Comunione dei Santi.

Il pentimento del peccatore mentre ripete tre volte il “mea culpa” battendosi il petto con la mano, lo mette in disposizione più degnamente di partecipare ai Sacri Misteri e di ricevere il perdono misericordioso di Dio. Di fatti la preghiera:

“†Indulgentiam, absolutionem et remissionem” che segue il Confiteor è un sacramentale che muove Dio ad imprimere nel cuore del penitente, sopra il quale viene recitata, quel movimento di contrizione sincera che gli merita la remissione dei suoi peccati veniali; si noti anche che questa Preghiera ha efficacia bastante per ottenere la remissione dei peccati a chiunque, in pericolo di morte, si trovi nell’impossibilità di fare una Confessione sacramentale.

Le parole dell’assoluzione, secondo un pio autore, risuonano nelle anime come un indescrivibile sollievo. Quale esempio di una Preghiera per i Morti, prendiamo il Memento dei Defunti. San Giovanni Crisostomo traccia la Commemorazione dei Defunti fin dai tempi Apostolici; già dalla fine del secondo secolo ne parla Tertulliano; ed anche Sant’Agostino parla delle Preghiere per loro al momento del Sacrificio della Santa Messa.


Meménto étiam, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum qui nos præcessérunt cum signo fídei et dórmiunt in somno pacis… – “Ricordati anche, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve, che ci hanno preceduti contrassegnati con il segno della fede e dormono il sonno della pace”.

Il segno della fede è il Battesimo, il sonno della pace è la Comunione dei Santi:- Ipsis, Dómine, et ómnibus in Christo quiescéntibus, locum refrigérii, lucis et pacis, ut indúlgeas, deprecámur. Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen. – “Ad essi Signore e a tutti quelli che riposano in Cristo, concedeTe Ve ne preghiamo, il luogo di refrigerio, luce e pace. Per il medesimo Cristo, Signore nostro. Amen”.

Il riposo in Cristo significa l’unione delle Anime del Purgatorio a Cristo, come Capo del Corpo Mistico della Chiesa; il luogo di refrigerio, luce, e pace è il Paradiso dove, nelle parole dell’Apocalisse: non c’è ne lacrime, ne gemini ne afflizioni.

Alla fine di questa Preghiera il Celebrante inchina il capo, un gesto che non è previsto nelle altre Orazioni perché è come una istanza maggiore – spiega Dom Guéranger – sembra che la loro prigione si apra per lasciare penetrare in essa: rugiada, luce, e pace; Rugiada negli ardori del fuoco, luce nelle tenebre delle loro sofferenze purgative, e pace nel desiderio che interamente le consuma di ricongiungersi a Dio“.

In questa istanza, dunque, molte Anime vengono liberate dal Purgatorio e ammesse in Paradiso, ed altre vengono consolate dalle grazie infinite del Santo Sacrificio della Messa.

Il Celebrante rompe il silenzio del Canone con una Preghiera per noi, miseri peccatori: “Nobis quoque peccatóribus fámulis tuis, de multitúdine
miseratiónum tuárum speránt ibus….” / ” Anche a noi peccatori, Tuoi servi, che riponiamo la nostra fiducia nella Tua infinita misericordia….
”, ricordando che un giorno saremo, probabilmente, anche noi gli abitatori di quei luoghi tenebrosi, di sofferenza, colmi di debolezze che siamo in questa vita e circondati dai pericoli, e così la luce celeste che si versa sul Purgatorio si riversa anche su di noi.

Così la luce celeste si versa dunque dalle sacre Piaghe del Signore tre volte Benedetto, sulle tenebre del Purgatorio e le tenebre di questo mondo passeggero e decaduto, per purificarci dei nostri peccati e per avvicinarci a Lui che è la fonte e il Padre delle luci, presso cui non c’è mutamento né ombra di variazione.

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.