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Due modi di illuminazione

Catechesi29 Luglio 2019
Testo dell'audio

Abbiamo visto che il beato viene simbolizzato da una stella, in virtù della sua gloria e della visione beatifica. La luce del beato è una partecipazione alla luce di Dio, come la luce di una stella è una partecipazione alla luce del sole. Questa luce illuminerà l’anima prima della Risurrezione universale; dopo di che illuminerà l’anima e il corpo insieme.

E’l’una e la stessa luce che illuminerà il beato in due modi: allo stesso tempo lo glorificherà e lo renderà capace di vedere Dio. La luce infatti illuminerà l’anima intiera: il suo essere, per glorificarlo, e le sue facoltà, per poter conoscere Dio: ‘nella Vostra luce vedremo la luce’. Nel secondo caso la luce viene conosciuta come la luce della Gloria: il lumen gloriae.

San Tommaso d’Aquino spiega che più c’è Carità: più c’è il desiderio per Dio e più l’attitudine per accogliere la luce della Gloria nell’intelletto; più c’è l’attitudine: più perfetta sarà la visione di Dio in Cielo (Summa 1.12,6).

In sintesi allora: più grande è la Carità del beato: più vicina sarà a Dio in cielo; più grande sarà la sua gloria; più perfetta infine sarà la sua visione di Dio per tutta l’eternità.

 

Scrive santa Teresa d’Avila (Vita 38): ‘Di alcune (anime) piacque al Signore di mostrarmi il grado di gloria che godono ed il posto che occupano in cielo. La differenza che separa le une dalle altre è molto grande; e (Vita 37): … ‘non vorrei porre misura neppure io, quando si tratta di servire Sua Maestà, vorrei consacrare a Lui tutta la mia vita, le mie forze e la mia sanità, e non vorrei mai perdere per mia colpa neppur un minimo grado di gloria’.

Se mi domandassero quale preferisco di queste due cose: rimanere su questa terra fino alla fine del mondo, in mezzo ad ogni sorta di travagli e poi salire al cielo con un pochino di gloria di più; oppure, andar subito in cielo senza nulla soffrire, ma con un grado di gloria di meno, accetterei ben volentieri tutti i tormenti del mondo, pur di avere in più quel minimo grado di gloria, e così meglio comprendere le grandezze di Dio. Vedo, infatti, che chi meglio comprende Dio, più lo ama e meglio ancora lo loda’.

Deo Gratias!

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