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Credo in unum Deum

Catechesi22 Aprile 2019
Testo dell'audio

Guardiamo il primo articolo della Fede: Credo in Deum: Credo in Dio. Professiamo in questo articolo la nostra conoscenza di Dio tramite la Fede, tramite la luce soprannaturale che ci fa vedere Dio come è in Se Stesso, assieme a tutte le verità che si riferiscono a Lui come è in Se Stesso. Questa conoscenza di Dio tramite la Fede è da distinguere dalla conoscenza di Dio tramite la ragione. La ragione è una luce naturale che ci presenta Dio come Creatore. La ragione procede dall’osservazione del creato per dedurre l’esistenza di un Creatore.

Due esempi se ne trovano nell’epistola di S. Paolo ai Romani. Nel primo capitolo scrive l’Apostolo: “Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità.” S. Paolo spiega in questo brano come si può procedere dal creato al Creatore: dall’osservazione della potenza, della bontà, e della sapienza manifestate nel creato per dedurne un Creatore che possiede queste virtù.

Nel secondo capitolo della medesima epistola S. Paolo parla della coscienza: “Essi (i pagani) dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano, ora li difendono.” San Paolo sta parlando di una legge scritta nel cuore. Chiaramente si può procedere dall’esistenza di questa legge all’esistenza di un legislatore che è il Creatore, ossia Dio Stesso.

Paragonando adesso la conoscenza naturale di Dio tramite la ragione con la conoscenza soprannaturale di Dio tramite la Fede, possiamo constatare che le due conoscenze sono compatibili, perché Dio è l’autore e l’oggetto di ambedue. Una differenza principale è che l’oggetto della conoscenza naturale è Dio Creatore, mentre l’oggetto della conoscenza soprannaturale è Dio come si rivela tramite la Fede.

Un’altra differenza principale è che la conoscenza naturale di Dio è difficile da raggiungere, mentre la conoscenza soprannaturale è facile. Il Catechismo Romano dice in riguardo che mentre la conoscenza naturale “muovendo adagio adagio dagli effetti e da tutto ciò che è percepito dai sensi, riesce solo dopo diuturni sforzi a contemplare a mala pena le realtà invisibili di Dio…; (la conoscenza soprannaturale) invece, affina talmente la penetrazione dello spirito umano che esso può innalzarsi al cielo senza fatica. Illuminato dallo splendore divino, scorge l’eterna fonte stessa della luce e poi quanto giace al di sotto di essa.”


Dio è Padre (Mt 5). Il Nuovo Testamento infatti ha posto questo nome proprio al centro della Fede cattolica; 
Il nome Jahweh nell’Antico Testamento significa l’Essere stesso. I termini Alpha ed Omega (Apc 1) significano che Dio è il principio e la fine di tutte le cose; Dio è Spirito, dice il Signore (Gv 4): cioè Gli manca ogni elemento corporeo, materiale, e composito; Dio è perfetto, dice il Signore quando ci insegna “siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto (Mt 5), cioè possiede in Se Stesso “la pienezza di tutti i beni, la fonte perenne e inesauribile di bontà e di misericordia da cui rifluisce su tutte le realtà e nature create ogni bene e ogni perfezione”;

Dio è sapiente, (nonché la Sapienza stessa, in quanto a causa della sua semplicità non c’è distinzione tra qualità e sostanza in Lui): “O profondità dei tesori della sapienza e scienza divina.” (Ro 9.3); Dio è veritiero (Ro 3.14) e anche giusto, ossia la giustizia stessa come tutore della verità: “La Tua destra è ricolma di giustizia”(Salmo 47); Dio è onnipotente ed onnisciente: Nell’Antico Testamento El significa potente; Elohah, Elohim, El-Shaddai significano onnipotente; Adonai significa Signore supremo. Nel salmo 144 leggiamo: “Dove mi rifugerò per evitare il Tuo spirito e il Tuo volto?” 

Dio è unico: In Deuteronomio VI si legge: “Ascolta Israele: il Signore Dio nostro è Dio Unico”; in Esodo XX il primo comandamento si esprime: “non avrai altro Dio fuori di Me”. E san Paolo ci assicura: “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”.

Nel Credo nicaeo-costantipolitano professiamo esplicitamente: Credo in unum Deum. Il Catechismo Romano spiega: “Attribuendo infatti a Dio la suprema bontà e perfezione, è inconcepibile che l’infinito e l’assoluto si riscontrino in più di un soggetto. E se ad uno poi manca qualcosa per toccare la perfezione assoluta, con ciò stesso è imperfetto, né può convenirgli la natura divina”.

 

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