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Contraccezione e Aborto

Catechesi04 Febbraio 2019
Testo dell'audio

La Contraccezione

Questo atto si può intendere come un tipo di masturbazione. La Chiesa ha sempre insegnato che la contraccezione è un peccato grave e l’ha dichiarato in modo autentico da Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae Vitae.

Il Papa condanna questo peccato secondo questi termini: «Ogni azione che o prima, o nello stesso momento, o dopo il rapporto sessuale è specificatamente intesa a prevenire la procreazione». Spiega inoltre che tali azioni sono sbagliate in se stesse e per questo non possono essere giustificate come mezzi per alcun bene apparente (Rom 3,8).

Osserviamo che la ‘pillola’, la ‘mini-pillola’, la ‘pillola del giorno dopo’ (o ‘contraccettivo d’emergenza’), la pillola ‘elle one’ (o ‘pillola di cinque giorni dopo’) i ‘cerotti’, e l’‘anello’ hanno tutti la capacità di fare abortire. Quindi coloro che praticano questa forma di ‘contraccezione’ sono anche colpevoli di rischiare l’aborto anche se ne sono moralmente responsabili solo in rapporto al loro grado di conoscenza. 

 

L’Aborto

L’aborto procurato è definito da papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium Vitae come «l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita»(n. 58). Questo peccato è proibito dal quinto Comandamento ‘non ucciderai’ che proibisce l’uccisione di una persona umana innocente. Come i peccati contro la purezza, tali peccati sono di materia grave, anche se sono due generi di peccato ben diversi. Il quinto Comandamento, come il sesto (e ognuno dei dieci Comandamenti come abbiamo già osservato) obbliga sia secondo la ragione sia secondo la Fede.

Secondo la ragione:

Per tutti gli uomini di buona volontà è evidente che una persona innocente è un bene, e dunque che è un male ucciderla. Chiaramente un infante non ha colpa personale: dunque per dimostrare che l’aborto è un male occorre dimostrare che si tratta di un infante, di una persona umana fin dal concepimento.

La scienza genetica testimonia che fin dal concepimento tutti gli elementi fisici sono già presenti e che nel corso della gestazione essi si svilupperanno organicamente per formare la persona nella sua maturazione. Fin dall’inizio si tratta, dunque, di un corpo umano, almeno in potenza.

La scienza genetica testimonia ugualmente che fin dal concepimento questo corpo è vivente. La filosofia aristotelica-scolastica insegna che il principio della vita di un corpo vivente è l’anima e che il principio della vita di un corpo vivente umano è l’anima umana. Insegna inoltre che l’unità del corpo e dell’anima umani è la persona umana. Possiamo concludere che si tratta di una persona umana fin dal concepimento.

Chi non accetta questa argomentazione non può comunque negare la possibilità che si tratti di una persona umana fin dal concepimento. Ma se c’è anche solo la possibilità che ci sia una persona, c’è anche la possibilità che l’aborto costituisca l’uccisione della persona: rischiare di uccidere una persona è chiaramente un male.

Per illustrare questo argomento prendiamo l’esempio seguente: un operaio deve demolire una casa e non sa se ci sia una persona dentro, ma la demolisce comunque. L’azione è male perché c’è la possibilità che ci sia una persona nella casa.

Secondo la Fede:

Il Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Evangelium Vitae trattando del quinto Comandamento, dichiara in un insegnameto definitivo: «Con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i Vescovi […] dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave […] Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potranno mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa» (n. 62).

Questa valutazione è da applicare ugualmente alla sperimentazione sugli embrioni, lo sfruttare «gli embrioni e i feti umani ancora vivi – talvolta ‘prodotti’ appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro -, sia come ‘materiale biologico’ da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie» […] e «tecniche diagnostiche prenatali in vista dell’aborto eugenico che rivela una mentalità ignominiosa e quanto mai riprovevole» (n. 63).

La gravità morale dell’aborto appare nelle circostanze particolari che lo caratterizzano: si tratta di un essere umano, «quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! E’ debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. E’ totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo» (n. 58).