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Bergamo, gioiello dell’Alta Italia

Tesori d'Italia13 Settembre 2021
Testo dell'audio

Nel sito dell’attuale Bergamo Alta sorgeva già nel VI–VII a.C un centro abitato dei celti orobi, popolazione che rientrava nella cosiddetta cultura di Golasecca, che per molti secoli fece da tramite fra il mondo mediterraneo e quello dei celti transalpini. La presenza romana, che pure rispettò a lungo autonomie e costumi locali, risale agli inizi del II a.C. La popolazione locale si latinizzò gradualmente, ottenne la cittadinanza romana ai tempi di Cesare, fornì all’Urbe valorosi legionari e, qualche secolo dopo, cominciò a ricevere la Buona Novella.

San Narno fu il primo vescovo, ma maggior fama ebbe il martire Sant’Alessandro, futuro patrono, un soldato di origine egiziana che fu decapitato alla fine del III d.C. in Città Bassa, poi sepolto con il debito onore nella Basilica paleocristiana in Città Alta che da lui prese il nome. Vennero poi i tempi delle invasioni barbariche, Bergamo fu capitale di un potente ducato longobardo e la presenza di questa gente germanica influì in maniera non secondaria sui costumi, le leggi, la lingua, la composizione etnica.

Nel 774 Bergamo con la sua provincia divenne centro di una contea franca, ma verso la fine del IX-inizi del X secolo i vescovi, a partire da Adalberto, assunsero il controllo anche politico della città, coadiuvati nel governo dalle famiglie di nobili, feudatari e maggiorenti, quelle che poi, nel 1098, crearono un nuovo regime, il libero Comune, originariamente gestito da aristocratici.

Bergamo partecipò alle lotte dell’epoca del Barbarossa. Conobbe poi ulteriori scontri politico-sociali anche per l’emergere del cosiddetto Popolo (in realtà la borghesia più ricca). Col tempo i dissidi indussero i vari capi partito bergamaschi ad appoggiarsi a più potenti referenti milanesi, così la città, in larga misura su impulso dei ghibellini Suardi, entrò nel 1332 nella Signoria del ghibellino Azzone Visconti. Il dominio di questa famiglia durò fino al 1428 e fu decisamente poco tranquillo, sia per l’opposizione dei Guelfi, sia per l’eccessiva oppressione fiscale ai danni della popolazione.


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Il dominio veneto, che sapeva rispettare con intelligenza le autonomie locali, fu turbato agli inizi del ‘500 dall’invasione francese, ma abbastanza presto il Leone tornò a dominare in Città Alta e in tutta la Bergamasca, cioè nell’area di Terraferma geograficamente più lontana dalla Dominante. Via via Bergamo, sostanzialmente soddisfatta della dominazione veneta, mostrò di saper dare in più occasioni un proprio contributo significativo alla lotta per la Fede: così non pochi bergamaschi si batterono egregiamente a Lepanto.

Questo testo di R. Bevilacqua ed E. De Canio è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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