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Analisi sul nuovo insegnamento sul matrimonio

Catechesi25 Marzo 2019
Testo dell'audio

Paragoniamo le due dottrine una a fianco dell’altra: prima la dottrina tradizionale, poi quella nuova intesa nel suo senso prima facie:

 

Secondo la dottrina tradizionale: La finalità primaria del matrimonio è la procreazione;

In senso prima facie: la finalità primaria del matrimonio è l’amore.

 

Secondo la dottrina tradizionale: L’amore matrimoniale si intende come assistenza reciproca;

In senso prima facie: l’amore si intende come autodonazione totale.

 

Secondo la dottrina tradizionale: si raccomandano famiglie numerose;

In senso prima facie: si raccomandano famiglie ristrette.

 

Secondo la dottrina tradizionale: Si sfavorisce il controllo naturale delle nascite;

In senso prima facie: si favorisce il controllo naturale delle nascite.

 

Secondo la dottrina tradizionale: Si considera il matrimonio come inferiore alla vita consacrata;

In senso prima facie: si considera il matrimonio sullo stesso piano della vita consacrata.

 

Secondo la dottrina tradizionale: Il marito è capo di famiglia;

In senso prima facie: marito e moglie si considerano in termini di stretta uguaglianza.

 

 

In rapporto a questo confronto poniamo le seguenti domande e diamo le relative risposte:

È la dottrina la stessa in tutti e due i casi? No.

La nuova dottrina rappresenta uno sviluppo della tradizionale in chiarezza e profondità? No.

È una dottrina diversa, dunque? Sì

La dottrina tradizionale è cattolica? Sì.

Una dottrina che è diversa dalla dottrina cattolica è noncattolica? Sì.

Una dottrina cattolica è vera? Sì.

Una dottrina non-cattolica è falsa? Sì.

 

Concludiamo che l’insegnamento nuovo nel senso prima facie è falso. Ma questo insegnamento nel senso secondario è forse cattolico? Poiché nella sua espressione originaria esso non è formalmente eretico, cioè non contraddice formalmente il dogma cattolico, lo si potrebbe interpretare in modo conforme alla dottrina cattolica.

Ma a quale fine? Non è che vogliamo giustificare queste dottrine false e profondamente nocive o coloro che le hanno temerariamente promulgate, neanche per motivi di pietà verso un papa o un concilio. L’unico motivo per cui potremmo desiderare interpretarle nel senso cattolico è per mostrare che non sono formalmente eretiche, poiché questo è problematico teologicamente. Ma ciò è di interesse puramente accademico.

Il Personalismo magisteriale che informa questo nuovo insegnamento costituisce in ultima analisi un avvicinamento al Mondo, che è nient’altro che il regno della Natura Caduta. La missione della Chiesa non è però di cedere alla Natura caduta, ma piuttosto di resisterle, di combatterla, castigarla, e sanarla fin quanto possibile, per prepararla a ricevere la Grazia divina in questa vita e l’unione definitiva e stabile a Dio nella prossima.

Il Personalismo magisteriale ha aperto la porta a tutte le divagazioni della “Teologia del Corpo”, ed ha aiutato a fomentare tentativi arditi di giustificare l’impurità in genere in nome dell’“amore”, culminando in varie dichiarazioni non-cattoliche del Sinodo della Famiglia nel 2014.

Le dottrine che sono informate da questo Personalismo, assieme a tutte le altre nuove dottrine proposte dagli uomini di Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi, rappresentano un abuso del munus docendi della Chiesa.

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