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Aborto. La diocesi di san Francisco ammonisce pubblicamente Nancy Pelosi.

Pensieri e Voce27 Gennaio 2021
Testo dell'audio

Si può essere cattolici e favorire, e propagandare l’aborto, magari fino al nono mese (qualcuno mi dovrebbe spiegare che differenza c’è con l’infanticidio)? Secondo il neopresidente Joe Biden, e la speaker della Camera USA, Nancy Pelosi, sì. Ma fortunatamente negli Stati Uniti ci sono ancora dei vescovi che sembrano cattolici.

Nei giorni scorsi Nancy Pelosi aveva criticato i cattolici che avevano votato Trump nel 2016, affermando che gli elettori pro vita erano disposti a vendere l’intera democrazia giù per il fiume sulla questione dell’aborto.

Posto che resta da dimostrare che i repubblicani e Trump non siano una minaccia alla democrazia maggiore dei democratici e delle forze – Big Tech, Big Pharma, multinazionali dell’aborto – che li sostengono; e io sarei incline a dire che , come da noi, i cosiddetti democratici sono un reale attentato a molte libertà, il nodo è quello: si può essere, o dirsi, cattolici e accettare la pena di morte per i bambini nel grembo della madre?

Nancy Pelosi è di San Francisco, e l’arcivescovo della città californiana, Salvatore Cordileone, ha risposto per le rime alla pasionaria democratica.


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Rispondendo a Pelosi, Cordileone, che è l’ordinario locale della Speaker, ha detto che l’America “è bagnata dal sangue degli innocenti [a causa dell’aborto], e questo deve finire”. Ha aggiunto che “nessun cattolico in buona coscienza può favorire l’aborto”.

L’arcivescovo ha detto che la Pelosi “parla in diretta contraddizione con un diritto umano fondamentale che l’insegnamento cattolico ha costantemente sostenuto per 2.000 anni”.

Nei giorni scorsi sia il cardinale di New York, Dolan, che il presidente dei vescovi americani, l’arcivescovo di Los Angeles Gomez si erano espressi con fermezza sulle prime mosse pro-aborto del neo presidente USA, il cui partito è sostenuto finanziariamente da quella multinazionale dell’aborto che è Planned Parenthood. Il tentativo dei prelati della filiera McCarrick – Cupich, Tobin – di ottenere dal Vaticano uno stop al documento dei vescovi USA sull’argomento è fallito.


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Ma l’intervento di Cordileone potrebbe avere sviluppi clamorosi. Il canone 915 del Codice di diritto canonico prevede che coloro che “perseverano ostinatamente nel peccato grave manifesto non siano ammessi alla Santa Comunione”. Secondo una nota del 2004 emessa dal cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, i politici cattolici – come Pelosi – che “costantemente fanno campagna e votano per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia” sono impegnati in una “manifesta” e “formale cooperazione” nel peccato grave.

Ma la Congregazione per la Dottrina della Fede ha raccomandato che prima di proibire pubblicamente a un politico cattolico di ricevere la Comunione, il suo “pastore dovrebbe incontrarsi con [lui], istruendolo sull’insegnamento della Chiesa, informandolo che non deve presentarsi alla Santa Comunione finché non ponga fine alla situazione oggettiva di peccato, e avvertendolo che altrimenti gli sarà negata l’Eucaristia”.

Ora, il comunicato pubblicato dalla diocesi di San Francisco può essere interpretato come un’ammonizione formale e pubblica a Pelosi su una questione di insegnamento essenziale della Chiesa, una mossa che precederebbe il divieto per la legislatrice di ricevere la Santa Comunione. Pelosi trascorre molto tempo a Washington: resta da vedere se Wilton Gregory, l’arcivescovo di Washington, vorrebbe istruire il suo clero a seguire la decisione di Cordileone. Per quanto riguarda Biden, Gregory, esponente dell’ala progressista dei vescovi, ha già detto che non gli negherà la comunione. Permettendogli di riceverla in quello che la Chiesa considera un peccato mortale.


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