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A Siviglia rivive la Passione del Signore

Tesori del Mondo15 Giugno 2019
Testo dell'audio

In Europa sono numerose le rappresentazioni della Settimana Santa, tuttavia quella di Siviglia primeggia per la sua fastosità.

Fra tutte le tradizionali ricostruzioni popolari della Settimana Santa in Europa, quella di Siviglia è la più celebre. Ciò è ben giustificato, sia per la sincera pietà popolare sia per l’elevato valore spirituale ed anche artistico che caratterizza da sempre la grande manifestazione della bellissima città andalusa.

La Settimana Santa, sorgente di pietà e di arte

Il trionfo nel 2004 del film La Passione di Cristo, diretto da Mel Gibson, è un’eloquente testimonianza del vivo interesse che l’argomento suscita nel profondo delle menti e dei cuori. È stato detto che la gente è andata a vedere il film non solo per un normale passatempo ma, frequentemente, in atteggiamento di pietà popolare. Alla prova dei fatti, si è visto che la secolarizzazione non ha cancellato quel sentimento di gratitudine che sgorga verso il Redentore quando lo si vede affrontare per noi la suprema tribolazione, prima della sua gloriosa vittoria.

La contemplazione della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo ha, infatti, ispirato sempre alte vette di meditazione teologica e parimenti una moltitudine di grandi espressioni artistiche e di rappresentazioni popolari di ogni genere, le quali rispondono all’appetenza che l’argomento suscita fra i fedeli. L’Europa dalle radici cristiane ha saputo elaborare il tema della Hebdomada Sancta nelle maniere più brillanti e coinvolgenti, trasmettendo alcune delle sue tradizioni, arricchite di nuovi apporti di cultura locale, anche in posti lontani dove ha proiettato la sua influenza, come le Americhe o le Filippine.

Così, in Italia sono numerose le rappresentazioni della Settimana Santa dalla Sicilia al Piemonte. In Germania, a Oberammergau, si fa una grande recita teatrale sacra, interpretata da artisti – alcuni davvero eccezionali – che spesso sono i discendenti di coloro che, nel corso della Guerra dei Trent’Anni e in seguito a una devastante pestilenza, fecero il voto di rappresentare ogni dieci anni la Passione di Cristo per «farla rivivere in umiltà, per edificazione propria e degli altri e per contrizione dei cuori». Inutili sono state le offerte della grande cinematografia o di ricchi municipi di ogni parte del mondo di riprodurla al di fuori del simpatico villaggio bavarese. Se si vuole vedere la Passione di Oberammergau, ci si deve recare sul posto.

La Passione rivive a Siviglia

Tuttavia è la celeberrima Settimana Santa di Siviglia quella che primeggia per la sua fastosità. Sebbene le confraternite che le danno vita abbiano un origine medievale, è solo nel 1520, al ritorno di un pellegrinaggio in Terra Santa del marchese di Tarifa che questi, edificato, dallo spettacolo della Via Crucis visto a Gerusalemme, si adopera per riproporlo a Siviglia.

Il nobiluomo acquista un terreno fuori dalla città, la Cruz del Campo, e organizza una Via Crucis dal suo palazzo cittadino fino a quel posto. Il tragitto, contato in passi, è identico a quello della Via Crucis gerosolimitana. Il palazzo, che egli sta nel contempo costruendo, dovrà somigliare al pretorio romano e diverrà una delle dimore signorili più note di Spagna, la Casa de Pilatos. Questo percorso incomincerà presto ad essere battuto dalle confraternite penitenziali, diventando la culla di quello splendido monumento di fede e di arte che oggi il mondo ammira come la Settimana Santa di Siviglia.

Pasos e saetas

Le imponenti macchine (i pasos), vere piramidi di fiori e di ceri accessi, sormontate da capolavori della scultura tardo rinascimentale e barocca spagnola, percorrono la città tutta la settimana sulle spalle dei facchini, o costaleros. Una fatica tuttora molto ambita dai giovani. Col passare del tempo e per rispetto all’ordine pubblico, ogni confraternita ha organizzato la sua “stazione di penitenza” in base a un suo proprio orario e percorso, non più esclusivamente indirizzato verso la Cruz del Campo. Di notte e di giorno, sia che prevalga l’odore che emanano i ceri illuminati o la flagranza dei fiori, Siviglia è letteralmente pervasa dall’imponente spettacolo.

Un tempo i più grandi oratori sacri della Spagna salutavano con le loro omelie i pasos fermi in una qualche piazza o chiesa. Ancora oggi, mentre un paso si fa strada, l’aria viene squarciata di tanto in tanto da una saeta (saetta); ma si tratta di una “saetta” che è una strofa cantata in modo penetrante, dolente, lamentoso, da un cantaor improvvisato. La saeta è quello che ispira il dogma della Redenzione alla mente del popolo e, perciò, è stata chiamata Passio Domini Nostri Iesu Christi, secundum populum.

Le grandi sculture in legno

Un capitolo a parte meritano le grandi sculture in legno che sono oggetto della devozione popolare. Esse nascono prevalentemente nel XVII secolo, in contrasto con lo spirito iconoclasta che soffiava in altri parti del continente e vogliono, anche nel materiale utilizzato, esprimere calore, soavità, vicinanza alla vera carne sofferente di Cristo e alla tenerezza di Sua Madre. A questo scopo il legno serve molto meglio del marmo o del bronzo.

Alla vetta degli scultori spagnoli si situa Juan Martínez Montañés, il quale ha saputo incidere una tale prodigiosa varietà di sfumature nelle espressioni lignee che da secoli vengono studiate nelle scuole di arte. Un suo capolavoro è il Jesús de la Pasión: il Signore, camminando lentamente, tentennando ad ogni passo, sembra affondato, spossato sotto la Croce, ma deciso a compiere la missione di agnello mansueto che accetta il sacrificio.

Un discepolo di Martínez Montañés, Juan de Mesa, ha scolpito il Jesús del Gran Poder, il più popolare paso sivigliano. Anche qui Gesù è sotto il peso del Lignum Crucis ma sembra non sentirlo, egli è il “grande potere”. Può tutto, può portare la Croce per sé e per tutti gli uomini, e lo fa con la maestà di chi siede su di un trono con lo scettro in mano, sotto la volta stellata e in mezzo al fuoco dei ceri. Il viso del Cristo sembra non guardare niente attorno per sprofondare nella contemplazione interiore della sua missione redentrice.

Un altro capolavoro, questa volta anonimo, è il Gesù nella preghiera dell’Orto. Il suo autore ha composto con insuperabile maestria il quadro dell’agonia del Getsemani: il viso di Nostro Signore rispecchia allo stesso tempo la naturale angoscia per la sofferenza che lo attende, ma anche la sua intera conformità ai disegni divini, mentre le labbra sembrano borbottare la sua sublime preghiera: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua» (Lc 22, 42). Una preghiera che nella sua profondità dogmatica rivela le due nature e le due volontà del Verbo.

Il cucciolo del Leone di Giuda

Dopo il lungo martirio arriva il momento di spirare, rappresentato dallo stupendo paso del Cristo Cachorro (il cucciolo, in riferimento al “cucciolo del Leone di Giuda”). È impossibile immaginare che si possa raffigurare quell’istante con più sublime veridicità di quella che ha saputo imprimere lo scalpello di Francisco Antonio Gijón: il Signore solleva la testa verso il Padre, gli occhi diventano vetri, il naso affilato, le labbra proferiscono le parole: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46), nella più commovente accettazione del sacrificio.

Anche il Cachorro gira Siviglia uscendo al tramonto e tornando nella sua chiesa a notte inoltrata. Al suo passaggio sul ponte di Triana, si compongono imponenti quadri col sacrale corteo e i ceri accessi riflessi sulle acque del Guadalquivir. Ma questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero fare del grande numero di pasos che in ogni senso di marcia battono le strade della capitale andalusa nella Settimana Santa, nonché dell’infinità di scene degne dei migliori pennelli o delle migliori camere alle quali i cortei danno origine nel loro stagliarsi contro chiese, palazzi, fontane, mura, piazze, oppure contro aurore e crepuscoli.

L’incontro con la Macarena

Non può mancare l’accompagnamento del popolo alla Madonna, così come Maria ha accompagnato suo Figlio fino alla morte. Anche a Siviglia abbondano i pasos che raffigurano la Madre di Dio, certo nel suo pianto, ma anche nella sua adesione amorosa e serena al Sacrificio di Cristo. Particolarmente toccanti sono gli “incontri” di macchine sulla Via Crucis che rappresentano sia il Figlio che la Madre Addolorata. La più celebre e regale statua della Madonna a Siviglia è quella di Nostra Signora della Speranza detta Macarena, che porta un lungo manto dai magnifici ricami. Anche qui c’è tutto il paradosso della scultura mistica sivigliana: la Vergine sembra accennare un sorriso nel momento in cui viene trafitta dal più intenso dolore.

Dalla morte alla Resurrezione

Con questa intensità di spirito e con questo dispiegamento di mezzi, un popolo europeo, quello sivigliano, commemora la Passione del suo Signore ergendo un formidabile monumento plastico, coreografico, scultorio al mistero della Redenzione, per prepararsi così alle gioie immense della Pasqua che, in Andalusia, come in pochi altri posti, coincide con l’esplosione dei colori e l’invasione dei profumi della Primavera. La Vita Risorta viene forse meglio apprezzata proprio perché si è prima sprofondati nel mistero della Morte.

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Questo testo di Juan Miguel Montes è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. È possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

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